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Full text of "Monografia del comune di San Giovanni Lupatoto"

945.31^ 
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ANGELO MERZARI 




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Stabil. Tipografico di F. Apollonio 

1879. 



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Comune di San Giovanni Lupaio 



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ANGELO MERZAR1 




VEKONA 

Stabil. Tipografico di F. Apollonio 

1879. 






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Temer si dee di sole quelle cose, 
Ch'hanno potenza di far altrui male : 
Dell' altre no, 



DANTE. - Inf. Canto li. 



Se peritoso m'accingo a scrivere questi brevi 
cenni e ricordi storici di quest' umile e pur nobile 
Comune di S. Giovanni Lupatoto lo fo nella lusinga 
che questo mio povero lavoro, se pur vedrà la luce, 
verrà dal benigno lettore considerato non già quale 
opera intesa a procacciarmi fama o lucro, ma solo 
quale attestato dell' amore eh' io nutro per questo 
mio paese adottivo a cui mi legano tante e sì care 
memorie, tanti vincoli di amicizia ed estimazione. 

Se utili riescono gF insegnamenti tratti dalla 
Storia delle grandi Nazioni e dei popoli che si suc- 
cedettero sulla faccia della terra, credo non si debbano 
disprezzare quelli che pur si possono trarre dal pas- 
sato di un umile borgata, di un povero paese. 

Le mie fatiche saranno splendidamente ricom- 
pensate se questa mia succinta esposizione potrà riescir 
utile alla nostra gioventù a cui particolarmente è 

s 






destinata ed alla quale, negli stretti limiti che mi 
sono imposto, cercherò dimostrare i mali e le sventure 
sofferte dai nostri maggiori per opera dello straniero, 
tendendo così ad infondere in essa caldo amore a 
questo nostro bel paese, a questa nobile terra ancor 
coperta delle vestigia dello splendido passato dei 
dominatori del Mondo. 



Il solo riandare colla mente le età passate, 
i tempi che furono, confonde e perturba lo spirito ; 
nel passato il principio di ogni cosa, in esso V infinita 
congerie di grandi fatti, V avvicendarsi continuo di 
nazioni scomparse, di altre nascenti, il progresso, indi 
la distruzione, poi il risorgimento d' ogni scienza, 
delle lettere, delle arti belle ; in esso il succedersi 
continuo di uomini grandi per azioni magnanime o 
per atroci delitti e l' interminabile numero di con- 
dottieri, legislatori, tiranni e martiri i cui nomi po- 
polano le pagine della Storia. 

Che riscontriamo noi nella miriade di anni per- 
corsi dall' umanità ? . . . Molti e molti prepotenti ed 
oppressori ed un gregge infinito di oppressi, di vit- 
time ; guerre, pestilenze, carestie, e mille altri guai 
che simili alla falce dell'agricoltore mieterono intiere 
nazioni. 

Nel passato le trasmigrazioni di popoli barbari 
riversantisi sopra altri più civili, schiacciandoli e di- 
struggendone le opere di civiltà, frutto di tanti secoli di 
studi e di fatiche. In esso fiumi di sangue sparso per 



8 



desio di conquiste, per avidità di rapine, per barbare 
vendette ; tutti questi mali commuovono così da pian- 
gere amaramente sulle sventure dell' umana famiglia. 

Oh ! la leggenda dell' umanità è ben triste non 
riscontrandosi in essa che poche, assai poche, in con- 
fronto dei mali, le fortune e le gioje della creatura. 

Restringendomi al tema prefissomi devo avvertire 
che questo mio scritto non è che una ristretta narra- 
zione dei fatti, delle memorie e tradizioni lasciate dai 
nostri padri e che il mio scopo non è che quello di 
riassumere e ricordare gli avvenimenti che interessar 
possono i miei concittadini, citando i fatti generali in 
quanto possano aver relazione con quelli di questo 
paese. 



II. 

ETIMOLOGIA - STATISTICA 



Molteplici e svariate assai sono le opinioni sul- 
T origine del nome dato a questo Comune, né si 
saprebbe con sicurezza stabilirne l'etimologia. Molti 
ritengono che nei tempi che furono, allora quando 
questo territorio era coperto da fitte boscaglie ed 
intrincati burroni, il piccolo centro di abitazioni pa- 
storizie esistenti, fosse molto spesso molestato dai lupi, 
che avevano qui comodo e sicuro ricetto, da qui lo 
strano appellativo di Lovatoto, come anticamente 
chiamavasi il paese, dal nome Lovo, con cui in dialetto 
ancor oggi si chiama il Lupo ; in appresso il nome 
venne ingentilito in quello di Lupatoto. 

Alcuni altri vogliono che questo nome derivi 
da una pianticella detta Lupia, speciale dei terreni 
magri ed asciutti, e che spontaneamente germoglia 
rigogliosa negli sterili campi di questo territorio. 

S. Giovanni Lupatoto trovasi nelF estesa pianura 
denominata Agro Veronese sulla destra sponda del 
fiume Adige a 10 chilometri dalla Città di Verona, 
ha una superficie di 21 35 Ettari pressoché tutta col- 
tivata a gelsi, cereali e viti; il terreno è magro ed 



io 



asciutto, coperto da piccoli ciottoli o frammenti di roccie 
rotolati dalle acque, ove predomina la silice ed il 
quarzo con poca terra vegetale. 

Comprende oltre al Capoluogo tre Frazioni im- 
portanti denominate Raldon, Palazzina e Pozzo. Confina 
coi Comuni di Verona, Zevio, Oppeano, Cadidavid, 
Buttapietra e col fiume Adige. 

La popolazione del Comune è di 4000 abitanti 
circa a cui debbonsi aggiungere altri 500 operaj fo- 
rastieri presso lo stabilimento Vetrario della Società 
Veneto-Trentina. 



IH. 
CIMBRI - LA PACE DI PAQUARA 



Fu scritto che ogni località, ogni zolla di questa 
nostra Italia ricorda grandi fatti, magnanime gesta, ed 
infatti anche questo Comune, per quanto oscuro, fu 
il teatro di grandi avvenimenti di cui cercherò rile- 
vare i più importanti. 

Le replicate irruzioni di popoli barbari che qual 
fiumana irrompente si precipitarono sul nostro bel 
paese, lasciarono memorie anche in questa località. 

L'anno 614 di Roma i Cimbri, orde nomadi, 
quasi ignudi, stranamente armati, seguiti dalle donne, 
dai figli, nel numero di circa 300,000 sorpassate le 
Alpi, valicato T Adige incontrarono sui Campi Randij 
(oggi Raldon frazione di questo Comune) Mario, il 
celebre generale Romano, che in un aspra e san- 
guinosissima battaglia intieramente gli sconfisse facen- 
done oltre a 60,000 prigionieri. 

I pochi fuggiti alla strage fatta dalle Legioni 
Romane pare siensi ricoverati sulle montagne veronesi 
e vicentine dando origine ad alcuni Comuni ove ancor 
oggi, dopo tanti secoli, si conservano costumi ed 
idiòma speciali. 



Ai 



Su questi campi, ove in quella lotta tra la 
civiltà e la barbarie fu sparso tanto sangue, il colti- 
vatore alcune volte scopre coli' aratro le traccie di 
quella pugna ed in tal modo furono rinvenute alcune 
tombe ed anfore cinerarie, non si trovò però ancora 
alcuna iscrizione che tolga i dubbi accampati, spe- 
cialmente da alcuni scrittori tedeschi, sulla località 
ove fu combattuta questa battaglia. 

Un altro importantissimo fatto storico illustrò 
questo Comune. 

Nel secolo XIII tutta la Lombardia, la Marca 
Trevigiana e molte altre Provincie erano afflitte per 
la discordia e le risse di mille tirannetti parteggianti 
chi per V Imperatore chi contro di esso. 

Gregorio Papa inviò fra Giovanni da Schio a 
predicare la pace ai contendenti. 

Percorse egli le Città di Bologna, Belluno, Feltré, 
Treviso ecc. ed i Padovani io accolsero con ogni ma- 
niera di onori e di feste (1). 

E poiché egli ebbe così corso gran parte della 
Lombardia e della Venezia predicando la pace, la con- 
cordia e lanciando anatemi ai ricalcitranti, ordinò pel 
28 Agosto 4 232 una generale riunione onde ciascuno 
giurasse innanzi a Dio la pace, il perdono, V amistà. 

Fu stabilito che V Assemblea sarebbesi tenuta 
in una estesa pianura a poche miglia da Verona, 
sulla destra dell' Adige, in un sito denominato Paquara, 
sito che ancora oygi conserva lo stesso nome, e che 
trovasi in questo Comune vicinissimo al Capoluogo. 



IH 



Ivi da tutte lo Città, e da tutti i paesi intervenne 
una moltitudine di persone : qui Verona, Mantova. 
Bologna, Vicenza e Padova inviarono i loro Carrocci 
ed i loro stendardi e lunghissime processioni di gente 
a questa volta s' indirizzarono, gridando lungo il 
cammino, pace ! pace I nel nome del Signore 

Intervennero pure quindici Vescovi e tutti i 
Baroni delle vicine terre e castella tra i quali i famosi 
tiranni Ezellino ed Alberico da Romano. 

Alcuni cronisti fanno ascendere a circa 500,000 
le persone intervenute a quesf Assemblea. Altri dicono 
semplicemente non essersi mai veduta radunanza di 
popolo sì numerosa e la paragonano a quella futura 
che avrà luogo il giorno del Giudizio nella valle di 
Giosafat. 

Qui acerrimi nemici, che altra ragione non co- 
noscevano che la spada, insieme venivano alla voce 
di un povero frate a stringersi la mano ed a giurarsi 
pace e perdono. 

Deve essere stato certamente un meraviglioso 
spettacolo il vedere quella moltitudine raccolta nella 
pianura di Paquara ove ergevansi i variopinti padi- 
glioni dei Baroni, le tende dei soldati e delle genti 
qui convenute da ogni paese nel fermo proposito di 
por termine alle intestine discordie che tanto affligge- 
vano la patria. 

II povero frate vestito di un umile sajo, seguito dal 
Clero, circondato dai Vescovi, dai Carrocci e sten- 
dardi delle città e terre rappresentate, postosi sopra 



H 



altissimo pulpito, benediva i riconciliati e scagliava 
maledizioni ed anatemi sugli impenitenti e su chi 
attentasse rompere la fede e la pace giurata. 

Fu sostenuto che questa grande Assemblea venne 
tenuta nella pianura del Basso-acquar tra Tombetta e 
Verona, ma riflettendo si deve escludere tale suppo- 
sizione poiché né i veronesi avrebbero permessa alle 
porte della loro città una così grande aglomera- 
zione di persone, tra le quali moltissime armate 
come era costume di quei tempi ; né i tanti principi, 
baroni e feudatari che qui accorsero sarebbero inter- 
venuti in un sito dominato dalle Torri di Verona e in 
vista di questa fortezza. 

Il Sismondi nella sua storia delle Repubbliche 
Italiane dice che questa riunione ebbe luogo nella 
Campagna di Paquara, in riva alP Adige a tre miglia 
da Verona, tale distanza non corrisponderebbe al 
Basso-acquar ma s' avvicinerebbe d' assai al sito deno- 
minato Paquara in questo Comune (2). 

Tutto quindi induce a credere che il luogo sia 
precisamente quello che ancor oggi conserva il nome 
stesso e che topograficamente corrisponde a quello 
descritto dai cronisti di quei tempi. 

Sarebbe bene che questo importantissimo fatto sto- 
rico, per cura di questo Municipio, oppure dei signori 
fratelli Pasti, attuali possessori del sito denominato Pa- 
quara, fosse ricordato ai posteri con apposita iscrizione. 



ff> 



IV. 
IL VICINATO - SERVITÙ FEUDALE - PROLETARIATO 



L'origine primitiva di questo Comune e la sua 
costituzione qual ente amministrativo è affatto scono- 
sciuta e, come quella della gran parte degli altri 
Comuni, si perde nella notte dei tempi. 

Egli è però un fatto che la maggior parte dei 
Comuni ebbero vita nei secoli di mezzo e crebbero 
sulle rovine del regime feudale. 

S. Giovanni Lupatoto, come rilevasi da antiche 
pergamene esistenti neir Archivio Comunale, con altri 
Comuni circonvicini faceva parte del Vicariato di Cà 
di Campagna ed il suo territorio era soggetto a 
servitù feudale. 

Coir istromento di cessione 5 Maggio 4405, che 
in copia autentica esiste negli atti del Comune, 
Francesco Carrara in allora Signore di Verona, 
investiva del diritto feudale su questo territorio certo 
Domenico Quintavalle e ciò precisamente pochi giorni 
prima che il Carrarese a furia di popolo fosse cac- 
ciato da Verona e qualche tempo prima che questa 
Città facesse dedizione a Venezia. 

Posteriormente successe nel feudo un Antonio 
Morando che con Istromento 6 Novembre 1416, che 



pure in copia esiste negli atti del Comune « cesse 
et renuntio le dette ragioni e giurisdizioni alli huomeni 
et Comuni di esso Vicariato » e ciò mediante paga- 
mento di \ 400 Ducati dal Grosso coir obbligo di 
pagargli ogni anno, in segno di sommissione, altri 
Ducati venti. 

In seguito a questa liberazione i Comuni furono in- 
vestiti dell' Amministrazione del Vicariato stesso ed in 
tal modo il loro territorio fu affrancato dal vincolo feudale. 

Molti anni dopo i Comuni del Vicariato chiesero 
alla Serenissima Repubblica Veneta regolare investi- 
tura che col Decreto 28 Agosto 4 625 firmato 
t Joannes Cornelio dei gratta Dux Venetiarum » fu 
loro concessa, premesso però il debito giuramento il 
di cui atto steso in pergamena e portante la data 
7 Luglio \ 625, esiste neir Archivio Comunale. 

Nel decreto d' investitura oltre al carico della 
annualità di Ducati venti, che fu mantenuto, venne ag- 
giunto il seguente obbligo, tanto originale che credo 
meriti essere trascritto : 

.... « Et il fedel Ottavio Gaburo Procuratore 
di esso Comune, come appar procura 2S Giugno p. 
genuflesso dinanti a noi e nelle nostre mani toccate le 
scritte ha prestato il debito e solito giuramento di 
fedeltà. Imponendo carico al detto Comune et huomeni 
in segno di riverente ricognitione della gratia nostra 
e ogni anno alle santissime feste di Natale debbano 
portar un paro di quaglie al Capitano nosfro de Verona 
et sarà prò tempore e ciò oltre agli altri carichi etc. 



17 



Parecchie sono le successive investiture e con- 
fermazioni accordate al Vicariato esistenti nelF Archivio 
di S. (ìiov. Lupatoto e tutte fanno menzione dell'ob- 
bligo di presentare il paro di quaglie ed i venti 
Ducati al Capitano di Verona. 

Queste erano le imposte che in quei beati tempi 
il Vicariato pagava air Erario dello Stato. 

Risulta quindi che sin dal 4 41 6 i Comuni del 
Vicariato si affrancarono dalla servitù feudale ed 
acquistarono la Giurisdizione Civile sul territorio dello 
stesso che conservarono poscia sino alla caduta del 
Veneto dominio. 

Il Vicariato era costituito quale un Consorzio dei 
Comuni di S. Giovanni Lupatoto, Cadidavid, Buttapietra, 
Castel d' Azzano, Vigasio e Sommacampagna ; egli era 
una specie di ente morale avente beni propri dati in 
enfiteusi livellarla ai privati e da quanto si può desu- 
mere il suo patrimonio in origine era piuttosto pingue. 

Il Vicario veniva eletto ogni anno dai Capi di 
famiglia ed esercitava, assistito dal Notaro, una giu- 
risdizione giudiziaria in prima istanza e coir aiuto di 
un Consiglio amministrava fl patrimonio del Vicariato. 

La sede del Vicariato era nella frazione di Cà 
dei Maccici a breve distanza da S. Giovanni Lupatoto 
in una casa tuttora esistente e nella quale si scorge 
ancora il balcone da dove venivano pubblicate le 
sentenze e le gride. 

E facile rilevare quanto semplice, liberale e saggia 
fosse questa istituzione che lasciava ai Capi di famiglia 

2 



48 

reiezione del proprio giudice ed amministratore e 
credo che in tale rapporto, ad onta delF attuale de- 
cantata libertà, i nostri padri non avrebbero nulla 
ad invidiarci. 

In quei tempi di costumi allatto patriarcali, queste 
popolazioni avevamo minori bisogni e quello che più 
importa minori vizi, erano paternamente governate dai 
propri eletti ed era loro facilissimo ottenere giustizia 
senza incontrare le gravissime spese e disturbi a cui 
oggi devono a tale scopo sobbarcarsi. 

Devesi lamentare moltissimo la negligenza colla 
quale le Rappresentanze Comunali che succedettero 
al Vicariato trascurarono F amministrazione del suo 
patrimonio. 

Nel corso di circa 70 anni, dal 1796 al 1860, 
non furono più rinnovate le iscrizioni ipotecarie di 
oltre 120 livelli attivi, alcuni dei quali per un canone 
piuttosto rilevante ; furono perduti i documenti di 
proprietà e le indicazioni dei fondi obnoxi ai livelli, 
trascurati i successivi passaggi dei titolari, infine ab- 
bandonato tuttociò che stabiliva con chiarezza lo stato 
patrimoniale del Vicariato. 

Questo deplorabile abbandono giunse a tal punto 
da dimenticare perfino un rilevantissimo credito di 
questo Comune verso il Vicariato, credito che dopo 
179 anni Fattuale Amministrazione Comunale potè 
ancora se non intieramente almeno in parte realizzare. 

Da antichi documenti pervenuti al Nobile Sig. 
Zenetti Cav. Alfonso per eredità dalla Nob. famiglia 



49 



Malfai e per le ancor vive tradizioni risulta che questo 
territorio prima della introduzione del gelso, importato 
in Italia dalla Grecia nel secolo XIII, e posto in colti- 
vazione in questo Comune intorno al 1400, era sparso 
di litti boschi di quercie e di pascoli naturali ove man- 
tenevansi innuinerabili greggie di pecore e di majali. 

Le rendite di queste campagne consistevano in 
allora neir allevamento dei bestiami, nelle lane che 
davano vita prosperosa ed industriale alla vicina Verona 
in quei tempi tanto fiorente per le rinomate sue fab- 
briche di panni ; inlìne un reddito pure rimarcabile 
davano i formaggi, i legnami da costruzione e da ardere. 

Ritornando col pensiero a queir epoche, ai co- 
stumi patriarcali ed alla vita relativamente comoda di 
quelle popolazioni non saprei dire se debbasi ascrivere 
a fortuna V aver soppressi i pascoli, distrutti i boschi 
che con poca, o quasi nessuna spesa, davano redditi 
sicuri e rilevanti. 

Oggi tolte le greggie e abbandonato l' alle- 
vamento del grosso bestiame non rimane che il gelso 
ed il baco da seta costituito unico cespite di ren- 
dita, che il più delle volte, specialmente al povero 
contadino, non da adeguato compenso alle rilevan- 
tissime spese ed anticipazioni occorrenti, tanto più 
da che la malattia del filugello rese tanto incerto e 
ineschino il raccolto dei bozzoli. 

Col nuovo sistema agricolo, il cui sviluppo ri- 
chiede studio e forti capitali, fatalmente si giunse a 
poco a poco a sopprimere quasi intieramente il conta- 



20 



dino, il pastore per lasciar luogo al proletario, questa 
piaga della società, questa essere la cui miseria è pari 
all' ignoranza, senza avvenire, e solo avvinto al duro 
presente dal bisogno, dalla fame. 

Pur troppo le condizioni fatte oggi air infelice 
proletario della campagna giunsero a tale da spingerlo 
air emigrazione onde cercare in estranei paesi quel 
benessere materiale che non può conseguire in questa 
terra per esso troppo ingrata. 

Di questa verità, di questo disordine sociale si 
è seriamente preoccupato anche il nazionale Governo 
che già da tempo ordinava un inchiesta sulla condi- 
zione della Classe agricola in Italia, inchiesta che 
venne affidata ad una Commissione Parlamentare di 
cui fanno parte eminenti economisti. 

Quando questi terreni, per sé stessi sterili ed 
infecondi erano coperti di boschi, il contadino coltivava 
per suo conto un piccolo tratto di terreno, il più 
delle volte di proprietà Comunale, mediante il paga- 
mento di piccolo canone; i boschi gli fornivano la 
legna ed il pascolo per la piccola greggia da cui 
traeva la sua esistenza ; egli allora non conosceva la 
tassa del macinato che oggi deve pagare anche pei 
teneri figli incapaci di lavoro proficuo. 

Egli è vero che anche il proletario è citta- 
dino libero di una grande nazione, che le leggi lo 
tutelano dalle prepotenze, che lo Statuto gli assicura 
F inviolabilità del domicilio, della persona; ma è pur 
vero che la sua miseria, la sua ignoranza lo ridus- 



21 



sero ad uno stato tale di abbiezione da non compren- 
dere il valore di queste esenziali prerogative, di questi 
diritti dei popoli civili. 

È compito santo, doveroso della Rappresentanza 
Nazionale, dei Comuni, della società tutta quello di 
dar mano a rialzare moralmente questo povero essere 
diseredato che pur è cittadino di questa nostra Italia ; 
ma per raggiungere questo scopo conviene anzitutto 
migliorare il suo benessere materiale. 

Si rifletta che una profonda solidarietà lega fra 
loro i cittadini nel male come nel bene e che non 
v' ha dolore, non miseria per quanto lungi da noi, 
che non faccia sentire i suoi malefici effetti tanto nella 
splendida magione come nelP ultimo casolare del povero 
proletario che emigra per fame o muore di stenti e 
di pellagra. 



tf).$J 



GUERRA PER LA SUCCESSIONE DEL DUCATO DI MANTOVA 
CRONACA DEL SARTORI - LA PESTE DEL 1630 



Lunghi anni di pace ebbe a godere la Provincia 
di Verona nei tre secoli che succedettero alla sua 
dedizione alla Serenissima Republica Veneta sotto il 
severo, e relativamente ai tempi, paterno regime dalla 
quale risorsero prosperose le arti belle, le industrie, 
i traffici. 

Questa pace però fu turbata nelle guerre tra Venezia 
ed il Visconti, nelle altre per la Lega di Cambrai e 
per la successione del Ducato di Mantova ; per quesf ul- 
tima specialmente Verona ebbe molto a patire e con 
essa la provincia tutta ed in modo particolare i Comuni 
ad essa vicini aperti ed indifesi come il nostro. 

Mi fu gentilmente comunicata dalla famiglia 
Sartori di qui una piccola Cronaca del fu Don 
Girolamo Sartori, che viveva in paese intorno a 
quell'epoca, ed io credo opportuno di pubblicarne al- 
cuni brani : 



29 



« V Imperatore cessate le procelle e tranquillate 
te turbolenze A temane sotto il g L neralato di Rambaldo 
L di Collalto inviò l' Imperiali stendardi verso l'Italia 
per fa valle di Chiavenna e quindi per il Lago di 
Como pervennero a Lecco. Passarono nel Cremonese 
non solamente dannosi alla Lombardia et al Piemonte 
per le crudeltà et estorsioni che vi esercitarono ma 
funeste lacrimevoli a buona parte d'Italia per la 
peste che calata con essi in quelle Provinzie et difusa 
per le terre de Veneziani e della Chiesa passò ancora 
nella Toscana : Verona provò disastro così fatale che 
di cinque parti di abitanti tre morirono » . 

La peste che in quesf ultima guerra colle truppe 
tedesche, allora orde fetide e sozze, calate dalle Alpi 
ci fu importata e che prese il nome di gran contagio, 
perchè sorpassò coir intensità del suo sviluppo e col 
numero delle vìttime ogni altro precedentemente 
conosciuto, invase la nostra Provincia e vi recava 
disastro inenarrabile. 

La pittura che ce ne lasciarono gli scrittori te- 
stimoni stringe il cuore ; io mi limiterò solo ad 
accennare di essa quanto si riferisce a questo Comune. 

Portatomi all'uopo ad esaminare i registri di questa 
Parrocchia ebbi la fortuna di rinvenire tra gli altri quello 
dei morti nel \ 630 ; da esso rilevai che le prime vittime 
del morbo si ebbero in S. Giovanni nel Luglio di detto 
anno e dal giorno 5 di questo mese al giorno 19 del 
successivo Agosto si riscontrano 265 decessi. Nella sola 
giornata del 5 Agosto 1630 si ebbero 26 (ventisei) 



24 



morti, cifra enorme se si consideri che allora il Comune 
non contava forse 4 300 abitanti in tutto. 

Dal suddetto Registro potei convincermi che il 
morbo fatale non risparmiava età, sesso o condizione. 

Non mi fu possibile rilevare i decessi posterior- 
mente al 49 Agosto 4 630 perchè dopo questo giorno 
il registro dei morti presenta una lacuna e chiara- 
mente si scorge che la registrazione fu abbandonata 
intieramente e non fu ripigliata che nel Gennaio 1631. 

Questo fatto induce a credere che il Rev. Ales- 
sandro Antonini allora Rettore della Parrocchia sia 
stato egli stesso preso del morbo, o che la quantità 
dei morti e lo spavento gli abbiano impedita ogni 
ulteriore registrazione. 

Ella è cosa lagrimevole il considerare in quale 
stato, in quali angustie devesi essere trovato un piccolo 
villaggio quale era allora S. Giovanni Lupatoto dove 
in un solo mese si ebbero circa 300 decessi, tanto 
più che lo spavento della popolazione, la mancanza 
di assistenza ai poveri ammalati, la conseguente ces- 
sazione di ogni lavoro agricolo ed industriale devono 
aver resa la sventura ancora più tremenda. 

Se si considera la quantità delle vittime e si 
riflette che il morbo imperversò in questo Comune 
oltre aio mesi, si deve credere che ben pochi sieno 
stati i sopravissuti air orribile contagio. 

A titolo di curiosità trovo conveniente di dare 
un saggio delle scritturazioni fatte nei Registri dei 
defunti in queir anno nefasto : 



25 



.... % Li 21 Luglio 1650 una putella 
figlia de Silvestro de anni 7 sepulla ut siipra » 

t Li 5 Agosto 1630 due putei de Zen Belle- 
soldo de 6-10 anni sepulti ut sopra > 

Bisogna arguire che la quantità dei decessi o lo 
spavento, che naturalmente invase tutte le persone, 
non permettessero registrazioni più complete e regolari. 

Un altro non meno grave malanno recarono seco le 
masnade settentrionali ; per approvigionarsi e foraggiare 
si diedero a correre la campagna spingendosi sin sotto 
Verona, saccheggiando, incendiando e commettendo 
atti di stolta barbarie. 

La paura che avevasi di queste truppe, spe- 
cialmente delle irregolari, era tale, massimamente nei 
borghi indifesi, che con adeguate parole non saprebbesi 
descrivere, d' altra parte il sommo Manzoni dipinse 
con pagine immortali questa irruzione di barbari e 
ogni altra descrizione riescirebbe un pallido riflesso 
dell' impareggiabile quadro da esso lasciato. 

Io mi limiterò a riportare un brano della Cronaca 
già menzionata del nostro concittadino Don Gerolamo 
Sartori. 

« Erano succedute in questo mentre alcune pic- 
cole fazioni nell' Assedio di Mantova, poiché una 
parte e V altra trovandosi scarsa di gente afflitta 
dalla pestilenza et li Mantovani andavano lenti nelle 
opere Militari, li Tedeschi contentandosi di tener as- 
sediata di lontano la Città e di saccheggiare le Case 
et Chiese di Campagna con eccessi di barbara per- 



26 



versità di che ricevettero molti eli loro il meritato 
castigo che per opera dei medesimi contadini, rubati 
in diverse occasioni, fu fatta stragge, arrostendoli 
nei forni e seppellendoli vivi. » 

E più oltre il Sartori scrive : 

t II terrore di quei barbari alterava l'intelletti 
in maniera che smariassi la paze domestica, ogni 
uno figurandosi nei suoi deliri il nemico presente, 
molte donne temendo la perdita dell" honestà, che suol 
essere preda del vittorioso soldato, desideravano et 
procuravano di morire. Infieriva intanto la peste e 
desolava il fior d y Italia et intanto V Imperiali deli- 
ziavano alle spese dei popoli et davano spettacolo or- 
rendo di eretica barbarie ; mentre le soldatesche Lu- 
terane con abbominevole scherno della natura et della 
religione nei giorni destinati ai cattolici alla astinenza 
delle carni cuocevano per le strade fino la carne 
umana et se ne cibavano con orrido pasto » . 

Voglio credere che il nostro Cronista abbia un 
pò oscurate le tinte, ma ad ogni modo sta il fatto 
che quei malaugurati ospiti, colla peste, colla rapina, 
colle barbarie avevano terrorizzate queste buone po- 
polazioni le quali, son per credere, temevano più i 
tedeschi della stessa peste, che é tutto dire, e lo 
provi quesf altro fatto scritto dal medesimo cronista 
e che sarebbe avvenuto in questo Comune. 

Alcune bande di Cavalleria tedesca staccatesi dal 
corpo che stringeva Mantova d'assedio si sparsero per 
le campagne Veronesi ed una di esse si avvicinò a 



27 



questo Comune col manifesto intendimento di porlo a 
sacco, senonché giunta questa truppa sino alle prime 
case del paese, dalla parte di Verona, forse per 
qualche contrordine ricevuto, ritornava sui suoi 
passi senza recare, contro il solito, alcun danno al 
paese. 

Ecco ora come racconta la cosa il Sartori : 

» Una di queste nemiche squadre di cavalleria 
Luterana trascorse dall' invasa Città di Mantova di- 
fondendosi pel Veronese arrivò sin qui nel principio 
di questo paese dalla parte di Verona in quel punto 
ove eravi uno staffalo o capitelo antico dove era di- 
pinto r immagine della B. V. che salvò la villa > 

» // che con stupendo miracolo si verificò allor- 
ché questi furibondi soldati a cavallo colla loro bandiera 
a briglia sciolta corsero verso questa villa per forag- 
giarla ed esercitarvi cose indegne » 

» Miracolo tutti gli cavalli restarono come 
immobili et per percuoterli con sproni et ragirarli colla 
briglia mai gli riuscì di oltrepassare et danneggiare la 
nostra villa di S. Giovanni Lovatoto » 

Miracolo, o fortunata combinazione, questo fatto 
ad ogni modo può servire ad insegnare ai nostri 
buoni contadini quale fosse lo spavento, quale V odio 
dei loro antenati verso lo straniero, e far apprendere 
ai nostri figli che allora, come anche a' nostri giorni, 
la causa prima d'ogni nostra sventura fu la domi- 
nazione degli stranieri resa possibile dalle nostre 
discordie. 



28 



Immensi furono i danni recati dagli Imperiali che 
lasciarono una traccia funesta del loro passaggio e 
sparsero ovunque col ferro, col fuoco, col contagio la 
rovina, la morte. 

Pel fatto suddescritto, che come dissi fu attribuito 
a miracolo, e per intercedere la grazia della cessazione 
della peste fu stabilito dagli abitanti di erigere una 
Chiesa, nel sito stesso ove esisteva il capitello della 
B. V. citato dal Sartori, capitello che fu sovraposto 
al maggior altare della Chiesa medesima. 

Questa decisione fu immediatamente mandata ad 
effetto ed il giorno \ 7 Agosto \ 630, mentre appunto 
più che mai infieriva la peste, si diede principio alle 
fondamenta del nuovo tempio. 

Come rilevasi dalla cronaca del Rev. Sartori 
non è possibile descrivere V entusiasmo, V ardore con 
cui s' intraprese questa fabbrica. 

Dal resoconto delle spese occorse, che in ori- 
ginale esiste ancora neir Archivio parrocchiale risulta 
che nel corso di soli quattro mesi si raccolsero in 
denaro ed oggetti diversi, spontaneamente offerti, 
2278 Ducati dal Grosso, equivalenti a circa i 0,000 lire 
di nostra moneta, somma questa, per quei tempi e 
ragguagliata alla piccolezza del paese, veramente enorme 
tanto più se si consideri la miseria che la guerra e 
la peste avevano generalmente sparsa tra questa 
popolazione. 

Le fanciulle le donne si spogliarono spontanea- 
mente per F erezione di questo Tempio dei più cari 



29 



monilli, degli anelli e d'ogni cosa superflua, come 
vesti, abiti festivi ed altri adornamenti ; tanto e si 
fortemente Y estrema sventura risveglia i sentimenti 



di religione. 



30 



VI. 



LEGVTO DON GIROLAMO MANZINI - CANALI D' IRRIGAZIONE 

PESTE NEGLI ANllHLl BOVINI - STASAMENTO DELL* ADIGE 



Intorno a quest'epoca e precisamente col testa- 
mento 4 Agosto 1623, che in copia autentica esiste 
negli atti del Comune, il Rev. Don Girolamo Manzini, 
appartenente ad antica famiglia di questo Comune, 
legava cospicuo patrimonio allo scopo che, oltre alla 
manutenzione ed ufficiatura della capella di S. Rocco, 
fossero destinati annualmente 100 Ducati dal Grosso 
a favore di un giovane del paese che bramasse dedi- 
carsi agli studi superiori e che per merito fosse da 
preferirsi. 

Stabiliva inoltre che coi civanzi delle entrate del 
detto patrimonio fossero costituite alcune doti da darsi 
ogni anno alle nubende povere del Comune. 

Ma tutte queste generose disposizioni andarono 
nel volgere dei tempi affatto perdute per ingiustificabile 
negligenza dei preposti alla cosa pubblica e più spe- 
cialmente per la cattiva amministrazione del Legato 
fatta dalla famiglia L . . . , deputata dal testatore al- 
l' amministrazione della sostanza, le di cui rendite per 
tali cause oggi sono ridotte talmente da non bastare a 
sopperire neppure alle spese eT ufficiatura dell' Altare 



34 



di S. Rocco ; cosi furono perduti per sempre gli altri 
vantaggi con cui V animo generoso del testatore in- 
tendeva beneficare questa popolazione ; ad ogni modo 
scrivendo questi cenni della storia del Comune ho 
creduto mio debito ricordare il gentile benefattore 
segnalandolo alla pubblica riconoscenza. 

Cessata la guerra e la peste una lunga era di 
pace venne a ristorare la nostra provincia e le picco- 
lissime imposizioni, le leggi benevoli, gli ottimi magi- 
strati, infine la libertà che godeva la nostra Verona, 
che si amministrava pressoché indipendentemente per es- 
sere la prediletta della Veneta Repubblica, fecero in breve 
tempo rifiorire i commerci, le industrie ed accrescere 
la popolazione tanto diminuita dal terribile contagio. 

Il Governo Veneto con provvide e saggie dispo- 
sizioni cercava dar impulso alla pubblica prosperità, 
al generale benessere, ed infatti in quesf epoca furono 
date disposizioni per la coltura dei beni incolti, per 
la bonificazione delle valli e per le irrigazioni. 

Intorno a questo tempo furono accordate le in- 
vestiture per derivazioni di acque dal fiume Adige a 
scopo d'irrigazione alle famiglie patrizie Mocenigo e 
Contarini in forza delle quali investiture vennero nel 
nostro Comune aperti i canali d 1 irrigazione tuttora 
esistenti a Sorio. 

I Marchesi Sagramoso già investiti, colla termina- 
zione 2 Giugno \ 600, dei chiarissimi Provveditori dei 
beni incolti, del diritto di derivare 12 quadretti di 
acqua dal fiume Adige diedero esecuzione air opera e 



32 



in tal modo convertirono gli sterilissimi terreni del 
vicino Comune Censuario di S. Maria di Zevio in 
fiorenti praterie, in ubertosi pascoli. 

Gli stranieri però non ci lasciarono molto tempo 
tranquilli e nei primordi del secolo XVIII in seguito 
alla morte di Carlo II. di Spagna, Imperiali e Francesi 
contendendo tra loro scelsero ancora per loro campo 
questa povera Italia. 

Egli è impossibile valutare i danni che come al 
solito ambedue le nazioni recarono a questa bersagliata 
provincia. Tedeschi e Francesi si diedero a correre la 
campagna taglieggiando i borghi, foraggiando, distrug- 
gendo miseramente i risparmi di tanti anni, il frutto 
dei sudori dei poveri e semplici agricoltori. 

Si deve ritenere che la Veneta Repubblica fosse 
decaduta dal primiero suo lustro e potenza se lasciava 
impunemente scorrazzare le masnade straniere pe' suoi 
territori, facendo così sopportare a' suoi sudditi i sacri- 
fìci tutti di guerre guerreggiate per interessi non propri. 

Se Venezia avesse saputo esser forte, se fatto 
calcolo delP amore e fedeltà ereditarie de' suoi sudditi, 
avesse dato saggio di queir avvedutezza per cui già 
un tempo andava celebrata, e potentemente armandosi 
avesse saputo farsi rispettare, certo che gli stranieri 
avrebbero cercato altro campo per decidere le loro 
contese e così immensi sacrifici e dolori si sarebbero 
risparmiati alla nostra Provincia, all'Italia tutta. 

Il nostro Comune da tutte queste guerre ebbe 
sempre e molto a soffrire e parecchie volte vide le 



33 



genti armate dei due opposti campi recargli impune- 
mente gravissimi danni per forzate forniture di biade 
e foraggi che sempre poi restarono insoddisfatte. 

Un altro gravissimo disastro colpi il Comune 
alcuni anni dopo ; nel 1 7k7 la peste bovina in breve 
tempo propagatasi recava grandissima mortalità tra questi 
animali tanto necessari air agricoltura ; dalla statistica 
ancor esistente rilevasi che circa 200 buoi in pochi 
giorni perirono lasciando vuote intiere stalle, gettando 
così nella più assoluta miseria molte famiglie di 
coloni e rendendo impossibile la coltivazione delle 
campagne. 

Nel 1755, come lo ricorda apposita iscrizione, il 
Nob. Sìg. Francesco dei Conti Serego spontaneamente 
donava al Comune V area per un nuovo Cimitero 
che venne costrutto in queir anno e che poi servi 
sino al 4834. 

Tre anni dopo e precisamente nel 31 Agosto 1757 
le acque del fiume Adige talmente ingrossarono che 
dopo aver allagata Verona sorpassarono le rive e gli 
argini facendo irruzione nelle campagne ; tutta la parte 
bassa di questo Comune cioè le frazioni di Sorio e le 
praterie di Pontoncello formarono un gran lago. 

La forza della corrente trasportò alla deriva 
molini, barche, ponti e qualunque altro ostacolo im- 
pediva il libero corso delle acque. 

Fu in tale circostanza che a Verona avvenne 
Tatto generoso e nobile del Rubele detto il Leone 
di Valpantena. 

2 



34 



Nessun altra piena del nostro fiume raggiunse 
le proporzioni di questa che cangiò il letto dell'Adige ; 
le acque invaserò i terreni della sponda destra la- 
sciando scoperta altrettanta superficie sulla riva opposta 
causando così una sensibilissima variazione dannosa a 
questo Comune. 

D' allora datano le continue corrosioni fatte dalle 
acque a questa sponda specialmente nel sito denominato 
Lettobon ove successivamente un' intiera corte con 
parecchi fabbricati fu distrutta dai franamenti. 

Questo fatto dovrebbe richiamare l'attenzione degli 
Utenti dei canali irrigatorj di Sorio V esistenza dei quali 
a lungo andare verrebbe compromessa senza un radi- 
cale provvedimento. 



35 



VII. 



PRIME STRIDE - CHIESE - PITTURE - LEG4T0 LORGNU 
IRRIGAZIONE 



Nel \ 759 fu tracciata la prima strada Comunale 
carreggiabile da S. Giovanni Lupatoto a Verona e di 
quesf opera si conserva ancora in Comune una bellis- 
sima planimetria di Francesco Canale, primo ing. della 
magnifica Città di Verona, in data 15 Gennaio 47 39. 

Prima di quesf epoca per recarsi a Verona 
dovevasi percorrere un sinuoso viottolo, o per meglio 
dire un largo fossato nel folto del bosco, in molti 
punti coperto dalle acque stagnanti o da grossi ciot- 
toli, su cui era impossibile il passaggio ai carri, e le 
merci dovevansi trasportare a mezzo di bestie da soma. 

Egli é impossibile formarsi un idea dello stato 
delle strade pubbliche in quei tempi, della loro ma- 
nutenzione nessuno si curava ed il Comune per questo 
titolo non sosteneva alcuna spesa ; per tradizione 
sappiamo che, per fare i dieci chilometri che corrono 
da S. Giovanni a Verona, si doveva impiegare una 
mezza giornata. 

Oltre la strada in discorso esisteva allora quella 
denominata del Palù che da Tombetta scorrendo tra 
S, Giovanni e la frazione del Pozzo tra mezzo a folti 

3 



36 



boschi conduceva al Comune del Palù ; alcuni tronchi 
di questa antica strada esistono ancora oggi ma in 
uno stato di assoluto abbandono. 

Troppo tardi si conobbe che senza le strade, 
simili alle arterie ed alle vene del corpo umano, non 
è possibile lo sviluppo della civiltà e che senza di esse 
T attività dell' uomo non può estendersi al di là degli 
stretti confini in cui natura lo fece nascere, e che Pagri- 
coltura, il commercio, l'industria, che formano la ricchezza 
e la civiltà dei popoli, sarebbero pressoché impossibili. 

Nel 1770 si procedette air ampliamento e radicale 
l'istauro della Chiesa Parrocchiale e della Canonica. 
ristauro che fu compiuto nel 1 774. 

Non potei^rinvenire alcun documento che indi- 
casse T epoca in cui questa Chiesa fu elevata a Par- 
rocchia, solo rilevasi ch'essa lo era già nel 1353 
cioè da oltre a cinque secoli. Il più antico Parroco di 
cui si conservi il nome tu il Rev. Don Nicola Veriama 
che morì nel 1547. 

La Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Giovanni 
Battista, fu costrutta in stile dorico composito, non 
molto ampia ma di belle proporzioni, ad essa fu- 
rono fatte in varie epoche delle aggiunte e dei 
miglioramenti; vi si trova un assai pregiato dipinto 
di P. Farinati. 

Questa preziosa tela, che è dovuta al benefattore 
Don Girolamo Manzini, già da me ricordato, per 
l'incuria ed abbandono in cui fu lasciata per tanti 
anni ebbe molto a soffrire. Esistono nella chiesa stessa 



37 



altre pitture però di merito secondario, esse sono 
del Zusi, del Chiarelli e Paolin Caliari. 

La prima Chiesa eretta nel Comune si ritiene 
sia stata quella detta Oratorio di S. Francesco ; 
nel 1818, essendone caduto per vetustà il coperto, fu 
definitivamente chiusa al Culto e nel 1819 fu venduta 
dal Demanio e convertita ad usi colonici. 

Un altro santuario di bella architettura si è 
quello denominato la Madonna dello Staffalo eretto, 
come già dissi, nel 1630 per voto della popolazione 
in occasione della peste e della guerra. 

Quest' Oratorio per cui il paese ha una speciale 
venerazione, fu recentemente ristaurato con buona forma 
e gentile euritmia per opera dell'architetto sig. Montre- 
sor mediante oblazioni volontarie della popolazione. 

Nella frazione di Raldon trovasi pure una Chiesa 
che fu eretta a Parrocchia nel 1525, in essa esistono 
delle discrete tele, copie di buoni autori, e nelf an- 
nesso Oratorio di S. Francesco si trovano dei quadretti 
di buona scuola ma di sconosciuto autore. 

Nel 1834 e precisamente nella notte dal 26 
al 27 Agosto una straordinaria bufera recava gra- 
vissimi danni a questo Tempio ed i ristauri che si 
resero necessari importarono una spesa rilevante. 

Un piccolo Oratorio esiste nella frazione di Sorio 
ove trovansi pregiati dipinti della nobile famiglia Cartolari 
di Verona. Nella frazione stessa si scorgono alcuni 
avanzi di un antichissimo Castello che si suppone 
eretto air epoca del Basso-Impero oppure nelle prime 
età medioevali. 



m 



Per non alterare 1' ordine dei fatti e dei tempi 
devo ricordare un altro morbo sviluppatosi nel 1794 
negli animali bovini, egli imperversò ben 18 mesi, non 
cessando affatto che sul finire del 4795, i danni 
recati agli agricoltori furono gravissimi. 

Nel \ 796 il Capitano Generale Marc' Antonio 
Lorgna legava air ospitale di Verona lo stabile deno- 
minato Cà dei Sordi in questo Comune, col vincolo di 
corrispondere alcune doti alle donzelle povere del paese; 
doti che ancor oggi vengono distribuite mediante 
estrazione a sorte eseguita per cura dell'On. Direzione 
dei LL. PP. di Verona. 

E se tale generosità merita essere ricordata, un 
altra circostanza non meno importante e che riguarda 
lo stesso benefattore, credo si debba menzionare. 

Il Cav. Marc' Antonio Lorgna, Ingegnere Direttore 
della scuola Militare Veneta d'Artiglieria in Castelvecchio, 
ebbe il merito di essere uno dei primi a sostenere con 
un bellissimo suo opuscolo l' opportunità, anzi la 
necessità, di dar vita alle campagne dell'Agro Veronese 
mediante F irrigazione. 

Su quest'argomento scrissero anche il Corte, il 
Toblini ed il sommo nostro Maffei, e qui trovo oppor- 
tuno di aggiungere che, senza le malaugurate e reiterate 
invasioni straniere, il Veneto Governo tanto premuroso 
per ciò che si riferiva alle bonificazioni ed alle irri- 
gazioni che potevano riescir utili al suo territorio 
avrebbe, non v'ha dubbio, data esecuzione a questo 
provvidenziale progetto destinato a redimere tanta 



39 



estensione di terreni e a classificare la nostra provincia 
tra le più produttive d' Italia. Così anche la presente 
sterilità dei nostri campi dobbiamo addebitarla al 
dominio straniero intento solo a costruire fortilizi ; e 
per vero dire anche un pò alla dappocaggine nostra. 

La Repubblica Veneta, come tutte umane cose, 
dopo tanti secoli di potenza, era assai decaduta e sul 
finire di questo secolo si scorsero chiaramente i sintomi 
della sua decrepitezza, essendo impotente a frenare gli 
arbitri, le malversazioni di alcune prepotenti famiglie 
che impunemente ed a sfregio delle leggi davano asilo 
e proteggevano malviventi ed assassini, che sotto la 
loro salvaguardia commettevano ogni maniera di disor- 
dini ed anche delitti. 

La famiglia C. . . . , che teneva vaste possessioni 
in una vicina frazione ed alcune case anche in questo 
Comune, dava in esse sicuro rifugio ad ogni sorta di 
malviventi i quali colla facilità di sottrarsi così al 
rigore delle leggi aumentavano V ardire ed i delitti, 
conseguenza deplorabile dell' oligarchia del Patriziato 
incumbente sulle popolazioni rurali. 

Un'altra prova della debolezza di Venezia si ha nel 
fatto che, per compiacere il Buonaparte, scacciava da Ve- 
rona il Conte di Lilla o per meglio dire Luigi XVIII 
Re di Francia, che vi aveva cercato rifugio per gli 
avvenimenti della rivoluzione francese. 

V esule Principe era stato ospitato dal conte 
Gazzola e gran parte del tempo in cui rimase fra noi 
dimorò nella villa detta la Palazzina in questo Comune 
di proprietà della suddetta nob. famiglia. 



40 



Vili. 



CADUTA DI VENEZIA - I FRANCESI - COMBATTIMENTO A SORIO 

LE PASQUE VERONESI - V ALBERO DELLA LIBERTA 

GLI AUSTRIACI - BATTAGLIA DEL MAGNAR 



Si giungeva così alla fine del secolo XVIII allora 
quando il gran risveglio che fu la rivoluzione di Francia 
additava nuovi desideri, nuovi bisogni sociali. 

Anche nella nostra provincia si costituì un par- 
tito che agognando a nuovo ordine di cose aspirava 
a libertà, ma pur troppo non a quella libertà, assennata 
e severa che nobilita e distingue i popoli maturi alla 
civiltà, ma a quella sfrenata e selvaggia importata di 
Francia che non conosce limiti ed il più delle volte 
si risolve in licenza. 

La novella Repubblica Francese, col pretesto di 
combattere l'Austria, invase l'Italia ed il 1 Giugno 1 796 
le sue truppe con mille pretesti e sotto l'aspetto di 
tutelare il paese dalle minaccie tedesche, colle maggiori 
proteste di amicizia verso la sorella Repubblica di 
Venezia, entrarono nella costernata Verona. 

Molto presto però mancarono alle promesse ed 
alla fede giurata ed impadronitisi senza cerimonie delle 
Porte e Castelli scacciandone i pochi soldati di Venezia 
minacciarono la città di saccheggio e distruzione. 



a 



Vu colpa fatale imperdonabile dell 1 avveduto go- 
verno Veneto di non aver preveduta la bufera e di 
non essersi preparato a sostenerne F urto. Con un pò 
di energia, di ardire, tutte le popolazioni della Venezia 
si sarebbero strette al Leone di S. Marco che dovendo 
cadere sarebbe almeno caduto con onore. 

Molti furono i fatti cF armi che insanguinarono 
in tale occasione questa provincia, citerò solo quello 
nel quale gli Austriaci comandati da Vurmser vinti dai 
Francesi al Mincio ed alia Croce-Bianca li 7 Agosto 1796, 
si ritirarono sulla sinistra sponda d'Adige sopra due 
ponti gettati sul fiume uno a S. Pancrazio l'altro a 
Sorio di questo Comune, vicino al quaF ultimo anzi 
avvenne uno scontro accanito tra F avanguardia francese 
e la retroguardia austriaca. 

Nel \ 871 nella costruzione della strada del Porto, 
vicino al fiume furono scoperte le ossa delle povere 
vittime cadute in quel combattimento e quei resti a 
cura de! Municipio riuniti in appositi feretri furono 
trasportati nel Cimitero Comunale. 

Tiriamo un velo sui dolorosissimi fatti che se- 
guirono e che non possono aver posto in quest'umile 
opera, solo dirò che le esigenze e le prepotenze delle 
truppe francesi occupanti Verona furono tan'e e tali 
da non potersi descrivere. 

I loro costumi immoralissimi, lo sprezzo, l'albagia 
con cui si condussero nei loro rapporti coi cittadini 
superano ogni immaginazione ; essi si atteggiarono a pa- 
droni assoluti in un paese di cui non erano che ospiti, 



42 



I veronesi frementi per lo sdegno provocato dalla 
malafede francese, irritati per maltrattamenti cui non 
erano avvezzi, e più che tutto per la vergogna del- 
l' occupazione straniera dopo tanti secoli d' indipen- 
denza, col concorso dei provinciali, si vendicarono degli 
odiati stranieri colle Pasque Veronesi, (17 Aprile 1797); 
feroce ed inutile rappresaglia che solo servì a mostrare 
qtial forza avrebbe potuto usufruire il Veneto Governo 
se fosse stato animato da più energici propositi. 

Parecchi furono i terrazzani di S. Giovanni Lu- 
patoto che accorsero a Verona a prender parte ai 
combattimenti sostenuti dal popolo contro i francesi 
tra i quali si ricordano un Manzini, un Magagna, un 
Scartesini ed un Cardi Giuseppe. 

Quesf ultimo, già bombardiere della Repubblica 
Veneta, si distinse nel combattimento avvenuto a 
Castelvecchio in cui eransi rinchiusi i francesi. 

Sui fatti avvenuti in quelle luttuose giornate 
credo opportuno rilevare che importanti documenti si 
trovano presso il nob. Zenetti dottor Alfonso nella 
biblioteca esistente nella sua villa in questo Comune. 

Mancando ai veronesi ogni aiuto per V inquali- 
ficabile vigliaccheria del Governo Veneto, ed abbando- 
nati così alle loro sole forze, fu facile ai francesi 
domare la rivolta e soffocare nel sangue la giustificate 
insurrezione. 

Essi sacrificarono barbaramente onorandi cittadini 
non d'altro colpevoli che di amore alla patria, tra i quali 
un Verità, un Emilei. un Malenza, un Colloredo ; in 



43 



seguito spogliarono le chiese, i monasteri delle opere di 
valore e cT arte, saccheggiarono persino il Monte dei 
pegni ove trovavasi depositato Pavere e le sostanze di 
tante povere famiglie in tal modo gettate nell' estre- 
ma miseria. 

E così, come giustamente fu detto, e colle mani 
tinte del sangue di tanti generosi patrioti, infamemente 
giustiziati, i francesi con barbara ironia innalzarono 
T albero della libertà, i 

I francesi qui alloggiati ed accampati intorno a 
questo Comune stabilirono che V albero della libertà 
fosse un antico Olmo, pianta secolare che vegetava 
sulla piazza Comunale, e per tradizione si ricordano 
le feste, i balli e le orgie fatte dai famosi sanculotti 
attorno all'albero in discorso. 

Questa popolazione però non divise certamente il 
tripudio e le feste dei soldati di Francia; affezionata 
per tradizione per istinto al patrio Governo, essa assi- 
steva con dolore a quelle scene di sfrenata licenza 
che in luogo di essere simboli di libertà non erano 
in fatto che dimostrazioni dell' immoralità e prepotenza 
di questi nuovi venuti d' Oltr' Alpe. 

Dopo qualche tempo di sgoverno i burbanzosi 
francesi stipulata l'infamia di Campoformio (17 Otto- 
bre 1797) vendettero il Veneto air Austria e ciò 
forse in omaggio alla libertà dei popoli da essi tanto 
decantata e di cui si dicevano campioni. « Qual sorte 
ci è riservata? » chiedeva il Podestà Angeli al Buo- 
naparte f Verona sarà dell'Austria » rispondeva questi 



u 



t e se non v' accomoda difendetevi ! » irridendo così, 
dopo averci disarmati e venduti, alla nostra impotenza, 
alla nostra sventura. 

Sono inenarrabili le infamie, le ladrerie commesse 
dai francesi negli ultimi mesi della loro dimora a 
Verona, e bastevoli a macchiare Y onore di qualsiasi 
bandiera furono le arti subdole e vigliacche da essi 
adoperate a danno della Veneta Repubblica per traffi- 
carne le spoglie e venderla air Austria nel nome della 
libertà. 

La rapina, la violenza furono il distintivo del 
loro governo, non si appagarono del saccheggio delle 
pubbliche casse, del monte dei pegni e delle Chiese, 
ma con estorsioni speciali gettarono nella miseria mol- 
tissime famiglie della Città e del contado ; né maggior- 
mente rispettarono la persona perchè i più illustri 
cittadini furono tratti agli arresti tra i quali persino 
il Vescovo di Verona M. Avogadro, perchè non 
volle sanzionare il divorzio di una ganza d'un loro 
generale (3). 

Infine questi malagurati ospiti se ne andarono e 
il 21 Gennaio 1798 entrarono in Verona gli austriaci. 
Pochi giorni dopo un corpo di questi venne acquar- 
tierato in S. Giovanni Lupatoto. 

Non fu certamente molto utile il cambio poiché 
anche i tedeschi appena giunti s' installarono senza 
cerimonie nelle migliori case del Comune, facendone 
anche sgombrare gli abitanti, imponendo forniture for- 
cate di fieni, biade ed altri generi di sussistenza e 



45 



tagliando senza distinzione le piante fruttifere ed i 
gelsi per far fuoco nei loro accampamenti. 

Queste furono le prime truppe austriache che 
alloggiarono nel paese e si ricorda ancora il loro stato 
schifoso, pieni di ogni lordura, puzzolenti e ricchi solo 
die di scabbia ed altri parassiti. 

L'arrivo in questo paese dei primi austriaci 
fu segnalato da un fatto che ritengo opportuno 
accennare. 

Un loro ufficiale che prese alloggio nella villa 
dei conti Serego, oggi Palazzoli, miseramente suicidavasi 
nella villa stessa. Il comandante del distaccamento 
pretendeva che al di lui cadavere fossero resi straor- 
dinari onori funebri civili e religiosi e che fosse sepolto 
nel cimitero parrocchiale ; a tale domanda il rev. 
Parroco opponeva essere il defunto un suicida e più 
che tutto seguace di Lutero. 

Furibondo il comandante austriaco non voleva rece- 
dere e minacciava di far eseguire forzatamente quanto 
aveva stabilito, senonchè in seguito ad un'ordine rice- 
vuto da Verona dovette acquietarsi ed il povero suicida 
venne sepolto accanto al cimitero coi soli onori 
militari. 

Il trattato di Campoformio, su cui in appresso fu 
fondato il diritto dell' Austria su queste provincie, fu 
ben presto stracciato e le due armate ripresero le 
ostilità e tra gli altri combattimenti e fatti d' armi 
che non è del mio compito descrivere, ebbe luogo 
quello del Magnan (5 Aprile 1798), 



46 



Gli Austriaci usciti da Verona occuparono V estesa 
linea tra S. Giovanni Lupatoto, Buttapietra, S. Giacomo 
e S. Lucia e la loro ala sinistra, comandata dal ge- 
nerale Mercanta, venne attaccata dalle divisioni fran- 
cesi Victor e Grenier ; il combattimento fu accani- 
tissimo specialmente in questo territorio. 

Alcune truppe dei due opposti eserciti s'incontra- 
rono combattendosi nel centro abitato istesso di questo 
capoluogo. Alcuni proiettili colpirono le case del Co- 
mune; anzi una grossa palla da cannone, raccolta allora 
in prossimità alla Chiesa, si conserva tuttora appesa 
avanti V immagine dipinta sulla casa detta il Casotto. 

Ben si può immaginare lo spavento di questi 
buoni terrazzani che dovettero assistere a questo san- 
guinoso combattimento ; fortuna volle che gli austriaci 
si ritraessero verso Tomba e S. Lucia ove il generale 
austriaco Mercantin rimase ferito tanto gravemente, 
che dopo pochi giorni soccombeva in Verona in casa 
Canossa, ove era stato trasportato. 

Le strade, i campi da S. Giovanni a Verona 
erano ingombre di feriti e di morti di ambedue gli 
eserciti e a tale lagrimevole spettacolo questi abitanti, 
colla pietà che gli distingue, condotti dai principali 
del paese, s'accinsero a seppellire i cadaveri e a tra- 
sportare come meglio potevano i feriti nella vicina 
Verona ed anche qualcuno tra i più aggravati nelle 
loro abitazioni. 

Miserande e deplorabili cose si avrebbero a dire 
sulle sofferenze e sui disastri sostenuti da questa 



47 



provincia che per la fatale sua posizione strategica fu 
sempre il campo contrastato ove si decisero le sorti 
cT Italia. 

Ben presto la Francia superati tutti gli ostacoli 
s' impadroni d' ogni cosa e diede vita al primo Regno 
d s Italia. 



48 



IX 



IK!W D'ITALIA - L'AUSTRIA - RIORDINAMENTO TERRITORIALE 

STATISTICA COMPARATIVA 

CARESTÌA DEL 1817 • CENSIMENTO 



Dal 1805 al 1814 queste Provincie fecero parte 
del Regnò di novella istituzione, che segui nella pro- 
spera come nell'avversa fortuna le sorti dell' Impero 
Francese, sostenendo immensi sacrifici di sangue e di 
averi, non per la gloria e grandezza, proprie ma per 
la Francia da cui dipendeva. 

Parecchi furono i nostri terrazzani che servirono 
nelle armate Napoleoniche e furono con esse in Spagna, 
in Germania ed in Russia e molti di essi più non rivi- 
dero la patria, avendo lasciata la vita su quei lontani 
campi di battaglia. 

Tra gli arruolati negli eserciti francesi devo 
ricordare certo Bonetti Francesco di questo Comune 
le di cui avventure romanesche meriterebbero una illu- 
strazione. 

Caduto T Impero Napoleonico precipitava pure il 
Regno d'Italia che ne era il satellite ed air Austria 
con barbara politica, senza consultarne le popolazioni, 
fu ceduto il Regno Lombardo-Veneto. 



49 



L'Austria inaugurò il suo paterno regime con 
una vile menzogna facendo dire al suo Generale Nugeut, 
incaricato di prender possesso del Regno, che l'Italia 
sarebbe divenuta Nazione indipendente e ch'egli veniva 
a nome del suo Sovrano per ristabilire ed assicurare 
i nostri diritti, mentre in realtà il suo mandato era 
quello di trattarci da popoli conquistati, da schiavi. 

Lunga, assai lunga e dura riuscì la dominazione 
austriaca in Italia; unico e precipuo scopo di quel 
governo fu quello di convertire il nostro popolo in 
un gregge di servi, sradicando in esso ogni virtù na- 
zionale e persino la memoria delle glorie avite, e di 
stringerci in un cerchio di ferro tra V ignoranza, lo 
spionaggio ed il bastone. 

Air epoca della nostra aggregazione all'Impero 
austriaco era Sindaco dì questo Comune il signor 
Benedetto Arrigoni, amantissimo del proprio paese ed 
insofferente del dominio straniero, per cui colla 
nota 2 febbrajo 1815 rassegnavate proprie dimissioni, 
che però in dipendenza del nuovo ordinamento che 
T Austria voleva dare ai Comuni, non vennero accettate. 

Nel 1816 veniva infatti pubblicata la legge del 
riordinamento territoriale ed amministrativo dei Comuni 
e per effetto di essa vennero aggregate a questo Comune 
le contrade denominate Auseo, Bassa e parte della 
frazione di Raldon e Pontoncello, modificando così i 
confini tra questo ed il Comune di Zevio. 

Erano antichissime le rimostranze del Comune per 
ottenere una più razionale e giusta sistemazione dei 



50 



propri confini, manomessi in forza della terminazione 
30 Maggio 1628 del Capitano di Verona Girolamo 
Bragadino e della successiva sentenza 28 Agosto 1 629. 

Ma anche colla nuova sistemazione male si rime- 
diava ai lamentati disordini, ed oggi si deve deplorare 
che gli amministratori del Comune in queir epoca non 
abbiano saputo ottenere e provocare una delimitazione 
topografica dei confini più naturale e giusta, e non si 
sieno opposti air atto, che stabiliva uno stato di cose 
pressoché impossibile. 

Essi dovevano sostenere la massima, che i territori 
non sono patrimonio dei Comuni e che qualunque 
riforma delle circoscrizioni deve avere per unico scopo 
il maggior utile e convenienza delle popolazioni, dal 
punto di vista del più facile e razionale andamento 
dei pubblici servizi. 

Coir ordinamento allora stabilito, e tuttora vigente, 
nel mentre le frazioni dì Ponton, Maffea ed altri Casali 
sparsi sono vicinissime ed in continuo contatto con 
questo Comune, fanno parte di questa Parrocchia, qui 
mandano i fanciulli alla scuola, qui accorrono per 
T assistenza medica, infine qui portano i loro figli pel 
battesimo ed i loro defunti pel sepellimento, pure 
essi appartengono al Comune di Zevio da cui distano 
ben 10 chilometri. 

Egli è chiaro che la confusione tra le circoscri- 
zioni parrocchiali ed amministrative rende complica- 
tissimo il già difficile andamento dell' amministrazione 
e certamente verrà tempo in cui il patrio Governo 



51 



dovrà por mente a risolvere questa intricata matassa 
dì circoscrizioni impossibili, alcune volte contrarie 
persino al buon senso. 

In quesf anno per cura del Comune veniva 
compilata un'accurata statistica di cui credo opportuno 
pubblicare i risultati. 

Al 1 Luglio 1816 il Comune contava 1986 abi- 
tanti ripartiti in 326 famiglie, dimoranti in 353 case. 
Degli abitanti 587 pagavano la tassa personale o 
testatico in ragione di Austr. L. 3,20 per l'Erario 
e Austr. L. 2,60 pel Comune. 

Si trovavano in paese 65 fornelli per la filatura 
della seta e 19 telai ed il prodotto delle lane era 
ancora rilevante. Esistevano 465 animali bovini, 
47 cavalli e 1200 pecore. 

Non si contavano che tre sole osterie, un solo 
caffè e solamente 18 erano le famiglie riconosciute 
miserabili; mentre oggi 25 sono le osterie, 11 i caffé 
e vendite di liquori, ma per contro le famiglie mise- 
rabili assolutamente ascendono a 250 circa. 

Si avevano allora 125 cittadini iscritti nella 
milizia comunale ; che era stata creata sotto il Regno 
Italico, ma che ben presto P ombroso governo Austriaco 
scioglieva. 

Nel 1816 non si trovavano che 24 soli alunni 
inscritti in un'unica scuola comunale maschile, man- 
cando allora il paese di qualunque scuola femminile ; 
e devesi rilevare che anche la suddetta unica scuola 
rimase poi chiusa negli anni 1817, 1818 per man- 



O. £ ILL 



52 



canza di locale e del Maestro, per cui oltre alle 
fanciulle, già prive di qualsiasi mezzo d 1 istruzione, 
anche i maschi ne mancarono per ben due anni. 

Scarsissimo fu il raccolto dei cereali nel 184 6 
e questa deficienza in quell'anno fu lamentata anche 
in tutte le altre provincie ; questo sgraziato emergente 
fu causa della grande carestia con cui si aperse 
Fanno 1817. 

I generi di prima necessità in quest' anno inca- 
rirono siffattamente che il pane di cattivissima qualità 
salì al prezzo di cent. 40 alla libbra veronese, e la 
farina di sorgo -turco, principale alimento di questi 
contadini, a quello di cent. 30. 

Gravissimo disastro fu certamente questo per la 
popolazione povera. Le madri non sapendo come sfa- 
mare le loro creature ivano per la campagna racco- 
gliendo varie specie di erbe commestibili che, unite a 
poca farina, servivano non al sostentamento ma a far 
tacere la fame. 

I grani i più tristi, altrevolte destinati al nutri- 
mento degli animali domestici, erano avidamente ricercati. 

Per provvedere in qualche modo alla pubblica 
miseria veniva eletta una Commissione di beneficenza. 
Furono date disposizioni per la fabbricazione e per la 
vendita del pane e delle farine e si fecero distribuzioni 
di cereali a prezzi ridotti ed anche gratuiti ai più 
bisognosi. 

Ad onta però di tutte queste saggìe e generose 
disposizioni non ò a dirsi quanto ebbe a soffrire la 



53 



popolazione povera ed in specialità il misero bracciante 
carico di famiglia ; e sebbene la carità pubblica, il 
Comune, il rev. Parroco D. Rigozzi Bortolo, tutti 
unanimi cercassero i mezzi per alleviare il disastro 
pure, per molti poveri, V unico alimento possibile con- 
sistette in poche e cattive erbe stentatamente raccolte e 
cosi mangiate senza condimenti e senza pane. 

Si contarono per questo in queir anno fatale 
parecchie vittime per malattie provocate dall' inedia e 
dalla fame. 

Un' altra dolorosa conseguenza di quel disastro 
si fu quella di diminuire d' assai il numero dei piccoli 
possidenti perchè gran parte di essi, stretti dalle ne- 
cessità della vita, dovettero vendere il piccolo campo, 
la meschina casetta onde acquistare, a prezzi favolosi, 
gli alimenti per la famiglia. 

Nel successivo anno si * pubblicavano le nuove 
Mappe censuarie, opera ammirabile che sola basterebbe 
ad illustrare il primo Regno d' Italia che la ordinava. 

Molto ebbe a prestarsi, nella speciale Commissione 
delegata nel Comune a questo lavoro importantissimo, 
il sig. Marchese Zenetti Ferdinando, che per la cono- 
scenza speciale di questi terreni, gli studi e V influenza 
giustamente esercitate in seno della Commissione, di 
cui egli stesso faceva parte, potè avvantaggiare gran- 
demente i contribuenti nell'apprezzamento delle rendite 
attribuite ai fondi. 



54 

X. 

MARCELLINO MARCELLO 



Come in tutti i più remoti angoli d'Italia anche 
in questo gentile paese ebbe vita un uomo di eletto 
ingegno forse dai posteri troppo dimenticato. 

Per vendicarne la memoria e la fama, che ridonda 
al paese che gli diede i natali e di cui io impresi la 
illustrazione, devo segnalare il nome di Margelliano 
Marco Michele Marcello nato in S. Giovanni Lupatoto 
li 7 Marzo \ 81 8, da Gaetano e Maria Grisi, antica e 
buona famiglia del Comune. 

Innamorato dello studio e della belF arte d' Euterpe 
ad onta dei mezzi di fortuna limitatissimi di cui 
poteva disporre, egli seppe volere, e cosi raggiunse 
il posto eminente neir arte che tanto V onora. 

Sin da fanciullo preferì la poesia e la musica, 
tantoché a 46 anni fece rappresentare un melodramma 
di sua composizione. Giovanissimo andò come allievo 
col M.° Mercadante a Novara, indi lo seguitò a Napoli. 

Scrisse due opere che non poterono allora essere 
rappresentate, per la difficoltà che i giovani maestri 
incontravano a prodursi. 

Nel \ 848 riparò in Piemonte ed ivi visse dando 
lezioni di pianoforte e di canto. Nel 1854 fondò in 
Torino il riputatissimo Giornale Artistico di Trovatore.* 



55 



Pubblicò apprezzatissima musica da Chiesa, da 
Camera, da Ballo ; compose bellissime poesie e pel 
corso di quattro anni dettò articoli di critica musicale 
nella Rivista contemporanea. 

Onorato e compianto da tutti gli artisti, dai più 
eminenti maestri, egli cessava di vivere ancor giovane 
in Milano il 23 Luglio 1865. 

A maggior illustrazione di una vita spesa nella 
coltura dell' arte musicale e della buona letteratura 
e per delineare maggiormente le eminenti doti morali 
e d'ingegno di questo nostro concittadino, credo oppor- 
tuno trascrivere integralmente la forbita Orazione 
dettata in morte del Marcello e pubblicata nel giornale 
Il Trovatore, nel giorno 27 Luglio 1865, gentilmente 
comunicatami dall' autore sig. Carlo Brosovich attuale 
Direttore del giornale suddetto. 

« Il Marcello era nato con felici dispo- 
sizioni agli studi geniali e si sentiva trasportato al culto 
così della poesia, come della musica. Compagno di scuola 
del Pedrotti, scrisse ancor adolescente un libretto, 
V Antigone, che questi musicò ; preludio ad un associa- 
zione che non fu infeconda di fortuna e di onore. 

« Salutato dagli amici suoi come poeta melo- 
drammatico giovane e ardente allora, egli aveva fede 
nella potenza e nella prontezza della sua mente. Una 
volta egli disse che avrebbe scritto un libretto in una 
notte. Gli amici si misero a beffarlo ed a sfidarlo; 
ma egli li prese in parola. Assegnatogli un tema la 
sera, al mattino si recarono a casa sua ed egli leggeva 



)(5 



loro il Salto di Leucade : così la scommessa fu vinta 
e due ore dopo il manoscritto era gettato alle fiamme ! 
« Studiò musica sotto Mercadante, fu il suo discepolo 
ad un tempo ed il poeta di lui e della sua scuola. 

« Egli fece altresì le sue prove come compositore 
di musica e scrisse due spartiti, il Saul e il Bandito 
dell' Estremadura nei quali, giudici competenti ci affer- 
mano ch'egli mostrasse qualche presentimento dell'ul- 
tima maniera del Verdi. Anche in quei tempi prima 
che un giovane potesse invogliare un' impresario a 
rappresentare un suo lavoro, trovava le stesse difficoltà 
cui si va incontro pur oggi. E Marcello, che per 
indole aborriva lo scendere e salir le altrui scale, il 
sollecitar grazie, favori e protezioni, lasciò piuttosto 
dormire la sua musica che infatti rimase inedita. E 
recatosi a noja questa maniera di comporre si diede 
alla letteratura. 

« Nato presso Verona ed allevato in quella gen- 
tile Città, ne trasse Y eleganza e la delicatezza che vi 
sono naturali. Conobbe il padre Cesari e da un suo 
seguace apprese l'amore della lingua di cui fu sem- 
pre assai tenero ed osservante. Si confermò nelle sue 
predilezioni letterarie per la lunga famigliarità con 
Giuseppe Revere, scrittore ingegnoso e purgato. 

« La sollecitudine che il Marcello aveva della 
correzione e della venustà del dire, si dimostra nella 
sua prosa, che sebbene dettata in fretta per i giornali 
aveva sempre qualche riflesso de' classici. Il che ren- 
deva più pungente la sua polemica, affilala già da 



57 



uno spirilo pieno di bizzaria e nemico del far sonno- 
lento e triviale che gli pareva intollerabile anche nella 
trattazione ili gravi materie politiche. E forse talora 
trasmodava nelle vivezze ; ma era il capriccio che scher- 
zava col ridicolo, non la malignità che si accanisce 
contro il merito. 

« Non meno che nella critica spiritosa e leggie- 
ra egli valeva in quella che chiameremo dottrinale e 
ne fanno fede gli articoli di musica eh' egli dettò per 
la Rivista contemporanea di Torino, ove allora scri- 
vevano i Tommasei, i Mamiani ed il suo amico Giu- 
seppe Revere. 

« Il suo stile ne' giornali rispondeva alla sua 
conversazione facile, amena, graziosa'; che lino nella 
vivezze della contraddizione palesava un indole aperta, 
simpatica e di non altro innamorata che del vero. 

« Il Marcello era sempre circondato da artisti 
che fidavano nel suo giudizio e nel suo carattere franco 
e leale, e da scrittori che animava il suo brio. A 
queste doti splendide dell'ingegno egli accoppiava un 
cuore di patriota, di onest' uomo e di amico e la fede 
che altrui si sentiva allettato a porre nella sua pa- 
rola veniva confermata ed avvalorata dall'opera. 

« In poesia egli seguiva altresì i buoni esemplari, 
e i versi sopra Ischia, eh' egli scrisse giovanetto e 
che stampò solo alcun tempo fa, dimostrano ingegno 
ed eleganza singolare. E pensieri gentili si ammirano 
anche nelle sue Foglie disperse. Si provò a tradurre 
le Canzoni di Beranger e colse non rare volte quella 



58 



fine ironia. Aveva facilità pari al gusto ; ma il dover 
scrivere e tradurre melodrammi lo indusse a valersi 
piuttosto dell' una che delP altro. 

t E in vero nel 1 856 egli stesso scriveva ad un 
maestro in Parigi di aver composti 25 libretti; e 
questo numero in meno di nove anni sorpassò la 
cinquantina, fra originali e tradotti, e quando il colse 
la morte ne aveva sul telajo da sei a sette per vari 
maestri i quali si chiamavano ben avventurati di avere 
un poeta dotto in musica che sapesse secondare e 
talora preparare i loro effetti e più si chiamavano 
avventurati i maestri stranieri, che trovavano finalmente 
un traduttore, il quale riusciva a rendere in modo 
veramente appropriato al canto i loro lavori, in questa 
lingua, ove amano sentire fatta più divina la loro 
musica. 

« Feliciano David ammirò la versione del suo 
Ercolano e Meyerbeer si sarebbe, credo, appagato di 
quella A^W Africana, che fu P ultimo lavoro del nostro 
Marcello e nel quale egli aveva messo tanta anima 
tanta passione, tanto entusiasmo, tanta coscienza e lena, 
da rispondere pienamente air adorazione eh' egli aveva 
per quel grande maestro. Ma come non toccò al 
Mayerbeer, ne allo Scribe, suo poeta, di veder rappre- 
sentare la loro opera, cosi al Marcello fu tolto l'udire 
i plausi che ne sarebbero venuti alla sua bella tra- 
duzione sui teatri d' Italia. 

« Non entrerò neir esame particolare de' suoi 
melodrammi. Basterà notare che alla crescente cura 



59 



della forma veniva ora a congiungersi una maggior 
intelligenza e perizia dell'effetto drammatico : e quando 
la vita non gli fosse mancata sì presto, era da ripro- 
mettersi che il Marcello sopra ogni altro avrebbe potuto 
agevolare a' maestri quella trasformazione dell' arte cui 
aspirano, per uscire dalle grette imitazioni italiane con 
T emulazione dei sommi stranieri. 

« Questo raro ingegno e caro amico lo abbiamo- 
perduto; ma i suoi scritti dureranno a lungo ed il 
suo esempio sarà a lungo efficace. 

« Marcelliano Marcello lascia impressi durevoli 
vestigi neir arte e noi non avremo che a cercare di 
continuare le sue tradizioni per essere sicuri del suf- 
fragio di tutti coloro che hanno sorretto e fatto pro- 
sperare il suo Giornale il Trovatore, i quali avevano 
nel Marcello un giudice proprio e simpatico, che si 
studiava di esprimere la coscienza dell'arte. » 

Melodrammi scritti da M. Marcello 

1. Antigone per il M.° Pedrotti. 

2. La Sposa del villaggio. 

3. // salto di Leucade, (scritto in una sola notte). 

4. Iginia d'Asti, per il M.° Faccioli. 

5. Gismonda di Mendrisio, per il M.° Candio. 

6. Lina, per il M.° Pedrotti. 

7. Il Masnadiero, per il M.° Faccioli. 

8. Il Bravo, per Mercadante. 

9. Sofonisba, per il M.° L. Petrali. 

40. L'Ultimo Scaligero, per il M.° Pieceruti. 



60 



4 4. Margherita Puslerla, per il M.° Lacroix (proi- 
bita dalla censura d'allora.) 

42. Buondelmonte, per Mercadante, poi rifatto pel 
M.° Piacentini. 

43. Saul, per sé stesso, (Musica pure del Marcello.) 

44. Restituta da Ischia, (smarrito.) 

4 5. // Bandito delV Estremadura, per se stesso (inedita). 

4 6. Ginevra dì Scozia, per il M.° Petrali. 

4 7. Byron, pel M.° Candio. 

4 8. Il Castello Maledetto, pel M.° Rossaro. 

49. Don Giovanni di Portogallo, per il Conte Litta. 

20. Isabella d! Aragona, per il M.° Pedrotti. 

24. Tutti in Maschera, pel suddetto. 

22. Graziella, per il M.° Concone 

23. Parenti apparenti, per il M.° Gibelli. 

24. Ventola, per il M.° Luzzi. 

25. Guerra in quattro, per il M.° Pedrotti. 

26. Fiammina, 

27. Bianca degli Albizzi, per il M.° Villani. 

28. La Catena d' oro, per il M.° Grafigna. 

29. Giuditta, per il M.° Peri. 

30. La schiava greca, 

31. Rosamonda, per il M.° Pisani. 

32. Romeo e Giulietta, pel M.° Marchetti. 

33. Gli Amori di Cleopatra, 

34. Michele Perrin, per il M.° Cagnoni. 

35. Vittoria, per il M° Bona. 

36. La Contessa di S. Giuliano, (in collaborazione 
Peruzzini. ) 



61 



37. Lia, per il M.° Schira. 

38. / Burgravi, per il M. Giovanini. 

39. Marion de Lavine, per il M.° Pedrotti. 

40. Claudia, per il M.° Cagnoni. 

41. Don Giovanni di Maratta, perii Conte Litta. 
4:2. Elena Camporeale, 

43. Jolanda, (incompleta) per il M.° Selli. 

TRADUZIONI 

Ercolano, di Feliciano David. 

Lalla Roukh, del suddetto. 

Ebrea, di Halèvy 

Aidea di Auber. 

/ diamanti della Corona, di Auber. 

Gli Ugonotti, di Meyerbeer. 

V Africana, del suddetto. 

La Dama Bianca, di Boieldieu. 

Le Acquile Romane, di Chelard. 

Il Ca'id, di Tomas 

ed oltre a queste tutte le melodie di Meyerbeer e le 

Romanze di Gounod. 

Molto avrei ad aggiungere sulle opere e sulla vita 
di questo poeta ed artista, di cui S. Giovanni Lupa- 
io to deve giustamente gloriarsi, ma i limiti imposti a 
questa semplice monografia noi permettono, dirò solo 
che su di esso scrissero il Regli nel suo Dizionario 
biografico, il Felis ed il Caputo. 

Faccio voto intanto che il nome di questo illustre 
concittadino venga, come si conviene, ricordato ai posteri 
a decoro ed onore del paese. 



XI. 

PARALLELO STATISTICO AMMINISTRATIVO 
IMPORTAZIONE DEL VAJUOLO 



Nessun avvenimento, meritevole di speciale me- 
moria si ebbe per alcuni anni solo, a titolo di ricordo, 
devo avvertire che nel 1818 veniva istituita fi. R. 
Pretura in Zevio con giurisdizione anche sopra S. Giov. 
Lupatoto e che nello stesso anno e nel successivo 1819 
forti distaccamenti di truppe prendevano alloggio 
in paese. 

Una disposizione governativa, eh' ebbe deplorabili 
conseguenze, merita essere riferita : Con ordinanza 
Commissariale 2 Luglio 1821 si obbligavano i Comuni 
rurali a consegnare i loro Archivi, con tutti gli atti 
anteriori al 1816, all'I. R. Commissariato Distrettuale. 

Per effetto di quesf ordine tutti i documenti del 
Comune furono spediti a Zevio, ove poi nel volgere 
degli anni gran parte andarono miseramente perduti ; 
fortuna volle che fossero salvati alcuni codici e pergamene 
antiche, che per non essere state consegnate alf I. R. 
Commissario esistono tuttora, ma molti importanti 
documenti, che certamente sarebbero tornati utilissimi, 
non si poterono più riavere. 






63 



Nel \ 822 una folla di teste coronate, Imperatori, 
Re e Principi regnanti, si riunirà in Verona in grande 
congresso internazionale per stabilire le basi della 
Santa Alleanza ; fu chiamata Santa, forse per irrisione, 
poiché in fatto solamente il demonio poteva presiedere 
questo conciliabolo di despoti intenti solo a ribadire 
più fortemente le catene di cui erano avvinti i popoli. 

L' Amministrazione Comunale in quesf epoca si 
restringeva a ben poca cosa, e s' egli è vero che le 
spese del Comune erano assai limitate, egli è pur vero 
che scarsissimi erano i servizi pubblici a cui si prov- 
vedeva. Le strade comunali costavano appena austr. 
L. 500 annue, mentre oggi assorbono circa 4000 lire ; 
con poco più di 4000 lire si pagavano gli onorari 
di tutto il personale stipendiato. Per la pubblica 
beneficenza il Comune (incredibile ma pur vero) 
non sosteneva alcuna spesa, mentre oggi si dispen- 
diano oltre a 5000 lire per sovvenzioni agli am- 
malati, agli impotenti al lavoro, per baliatici, me- 
dicine, ospitali ecc. Non esisteva medico, né altro ser- 
vizio sanitario pei poveri; infine le scuole pubbliche 
non costavano più di Austr. L. 200 annue, mentre 
oggi la pubblica istruzione assorbe circa 4000 lire. 

Si spendeva poco, ma pur troppo in tal modo 
non si provvedeva certo al progressivo sviluppo 
morale ed intellettuale di queste povere popolazioni, 
rese, per tale abbandono, incapaci di iniziativa e stazio- 
narie neir ignoranza e nella infelice loro condizione so^ 
ciale ed economica. 



64 



Da questa semplice dimostrazione si può rilevare 
quale progresso siasi fatto provvedendo, con ingenti 
sacrifici, alla ineluttabile necessità di rialzare dall'abbie- 
tismo le classi povere, oggi assistite, sorrette in ogni loro 
angustia dal Comune, dalla Nazione che coir istruzione, 
colla carità, colle facilitate comunicazioni, colle Leggi 
liberali, mirano a renderle degne della civiltà e del- 
l'acquistata indipendenza. 

Solamente nell'anno ^ 825 fu istituita in Comune 
la condotta Medico-Chirurgica alla quale fu nominato 
il sig. D. r Pietro Rigozzi. 

Nel susseguente anno si principiarono le liquida- 
zioni ed i pagamenti delle requisizioni fatte durante 
le ultime guerre coir Austria; i reclami pei compensi, 
troppo tenui in confronto del valore degli oggetti som- 
ministrati, furono vivi ed insistenti ma rimasero senza 
frutto, per cui i danneggiati dovettero accontentarsi 
delle somme loro assegnate. 

La sicurezza pubblica in quest'epoca era in uno 
stato veramente allarmante, i furti e le aggressioni 
erano propriamente all' ordine del giorno e a ben poco 
approdavano le severissime disposizioni dell' Autorità 
per reprimere i misfatti, e più si aggravava il disor- 
dine pel caro dei viveri causato dallo scarso raccolto 
degli anni 4 828 e 4 829. 

Per provvedere in qualche modo a dar pane a 
tante famiglie, per questa scarsezza di raccolti languenti 
nella più grande miseria, il Comune intraprendeva al- 
cuni lavori pubblici e così furono sistemate le strade 



65 





comunali di Raldon, delle Scajole e quella interna 
della Beverara. 

Alla carestia ben presto s'aggiunse un altro 
più grave malanno, del quale il paese fu debi- 
tore intieramente al dispotico governo che allora 
imperava. 

Nel cadere del 1831 PI. R. Comando delle 
truppe in Verona, per togliere (come dice la nota 
portante l'ordine d'alloggio) le cause delle malattie 
che da qualche tempo si sviluppano nei soldati, ordi- 
nava che alcuni Battaglioni, nei quali eransi svilup- 
pati molti casi di vajuolo, fossero acquartierati in 
S. Giovanni Lupatoto. 

Avvenuto V acquartieramento, ben presto la ter- 
ribile malattia si propagava tra questa povera po- 
polazione, ed in brevissimo tempo 250 persone ne 
furono colpite, delle quali circa 90 dovettero soccom- 
bere ; le vittime si ebbero specialmente tra i bambini 
d'ambo i sessi, come mi consta da una statistica esi- 
stente fra gli atti del Comune. 

Il morbo fu combattuto con rigorosi sequestri, 
furono sospese le scuole pubbliche e private, le pro- 
cessioni e interdette le riunioni. 

Devesi stigmatizzare lo strano modo di governare 
posto in pratica dalle Autorità governative, che in tale 
circostanza calpestarono le più semplici norme di pub- 
blica salute, colpevoli cosi scientemente della propa- 
gazione in un povero Comune di una malattia tanto 
epidemica. 

5 



66 



Si doveva ordinare V isolamento delle truppe 
affette dal morbo e non il loro acquartieramento nelle 
abitazioni stesse di un centro popolato. 

Quasiché il vajuolo non bastasse, sorse a spaven- 
tare la popolazione il timore di un altro ben più ter- 
ribile morbo . . . , il Cholera, che allora faceva stragi 
in Germania ed in Ungheria. V I. R. Governo ema- 
nava in proposito alcune disposizioni preventive, riguar- 
danti la destinazione di locali per eventuali infermerie 
e per acquisto di disinfettanti. 

Tra le altre disposizioni é degna di rimarco 
quella contenuta nella Circolare 3 Ottobre 1832 della 
Delegazione di Verona, colla quale, nella supposizione 
che avesse a verificarsi qualche caso di Cholera, proi- 
biva assolutamente ai Medici e Chirurghi di dichiarare 
a qualsiasi persona, air infuori delF Autorità superiore, 
essere F ammalato affetto da Cholera. 

Senonchè la terribile malattia non doveva per 
allora comparire e tutto si limitò ad un po' di paura 
e ad alcune spese fatte per predisporre V occorrente 
per combatterla. 



67 



XII. 



DISORDINI \MMI\ISTR\TIVI - CIMITERO • CHOLERA DEL 183(5 
IL D. r ANDREA ZRRIAN 



In quest' epoca V andamento dell' ammininistra- 
zione Comunale, come ben scriveva il R. Commissario 
Distrettuale, non poteva essere peggiore, basti il dire 
che nel triennio da i 832 a 4 834, per risparmiare 
qualche centinajo di lire, si lasciò vacante il posto di 
Agente Comunale, e Y Ufficio Municipale era saltuaria- 
mente condotto da uno scrivano provvisorio senza 
capacità e senza responsabilità, e così furono trascurati 
i più vitali interessi del Comune, smarriti importanti 
documenti, ommessa qualsiasi registrazione in maniera 
tale, che oggi non si può conoscere quali sieno stati 
gli affari trattati in quegli anni, né quali le spese ed 
entrate verificatesi. 

Per rimediare a questo stato di cose, il R. Commis- 
sario delegava un proprio impiegato a reggere Y Ufficio 
Municipale a spese del Comune, ma lasciamo le inutili 
recriminazioni che a nulla approdano ; parce sepultis ! 

Precisamente in quest' epoca venne abolita la pre- 
stazione del servizio sussidiario di Pubblica Sicurezza 
che i comunisti erano obbligati a sostenere per turno. 



68 



L'I. R. Commissario Distrettuale, per viste d'ordine 
pubblico, ordinava il così detto servizio della pattuglia, 
la quale doveva concorrere alla sorveglianza delle 
strade, delle campagne e prestarsi a tradurre gli arre- 
stati al carcere, servizio questo gravoso ed odioso a 
cui le popolazioni si prestavano malvolontieri. 

In seguito venne stabilito un corpo di Guardie 
di Sicurezza in Raldon, indi nella frazione del 
Pozzo. 

Solo che nel 1832 si comprese, che i cimiteri nei 
centri abitati e le tumulazioni nelle chiese erano gra- 
vemente dannosi alla pubblica salute, cosi per gli eccita- 
menti avuti dalla Autorità Superiore si diede principio 
alle opere per la costruzione di un nuovo Cimitero. 

Non si poteva certamente scegliere una posizione 
ed un terreno più infelici di quelli che si destinarono 
per erigere la nuova dimora dei defunti. 

Il progetto di quest' opera, oltreché indecoroso, 
riuscì insufficiente ; in esso fu persino dimenticata la 
strada che doveva condurre al cimitero, di maniera che 
pel trasporto dei defunti si doveva fare un cammino 
assai lungo, per strade private e per sentieri attraver- 
santi i campi coltivati. 

Più tardi si costrusse un piccolo tronco di strada, 
ma anche con questo provvedimento non si tolse il 
grave inconveniente, che tuttora sussiste, di dover attra- 
versare il centro abitato. 

V attuale Amministrazione preoccupata di questi 
gravi inconvenienti à posto allo studio un nuovo prò- 



69 



getto che risponderebbe al decoro ed alle giuste 
esigenze del Paese. 

E qui mi giova avvertire, che uno dei principali 
dati da cui può desumersi il grado di civiltà di un 
popolo, si è appunto il rispetto e 1' amore eh' egli 
dimostra a' suoi trapassati e la cura eh' egli prende 
pel luogo ov' essi riposano. 

I più antichi popoli, la Grecia, V Egitto, Roma ci 
lasciarono monumenti imperituri della loro religione 
pei sepolcri 

.... Cipressi e cedri 
Di puri effluvi i zefiri impregnando 
Perenne verde protendean sulF urne 

e preziosi 

Vasi accoglìean le lagrime votive 

Oggi in Germania, in Inghilterra, oV è assai più 
diffusa la pubblica istruzione, i più piccoli Comuni 
hanno il loro Cimitero, bello di mesta bellezza, tenuto 
quale un giardino dove le madri conducono i figli 
per sviluppare in essi, in faccia all'eguaglianza della 
tomba, sentimenti di affetto verso i propri simili, i 
propri fratelli. 

Negli anni che succedettero, il Comune dovette 
alloggiare una quantità sproporzionata di truppe ; 
T Autorità militare per viste sanitarie pretese che ai 
soldati fossero somministrati dagli abitanti i letti, le 
lenzuola ed utensili diversi, colla minaccia di doppio 
allQggiam ento a quelle famiglie che non si fossero prestate 



70 



volonterosamente a soddisfare tali straordinarie esi- 
genze, molti furono i reclami, ma col militare in quel- 
r epoca la ragione non valeva, per cui molte furono 
le famiglie che dovettero cedere le proprie camere ai 
prepotenti ospiti. 

Intanto il cholera, questo terribile morbo che ser- 
peggiava da qualche tempo ai confini del Veneto, 
venne pur troppo a funestare la pubblica salute ; è 
ancora viva la memoria del fatale anno 1836. 

A nulla valsero le prescrizioni sanitarie preven- 
tivamente inculcate dall' autorità alla popolazione ; nel 
4 Luglio 4 836 si verificava il primo caso e da questo 
giorno, al 27 dello stesso mese, si manifestarono 1 98 casi 
di Cholera, di cui 102 seguiti da morte nel solo ca- 
poluogo, e nella Frazione di Raldon 49 furono i casi, 
di cui 23 mortali, e ciò sopra una popolazione totale 
di 2132 abitanti. 

11 morbo da quesf epoca andò rapidamente decli- 
nando d' intensità sinché cessò affatto nel settembre 
dello stesso anno. 

La carità cittadina non si smenti in questa luttuosa 
circostanza e la Commissione specialmente a ciò delegata 
potè distribuire straordinarie sovvenzioni di denaro, di 
viveri e soccorsi d' ogni maniera, alle famiglie dei poveri 
cholerosi. 

Credo opportuno ricordare la generosità del far- 
macista sig. Bruni Giov. Battista, che in tale grave 
emergenza distribuì gratuitamente i medicinali tutti 
occorrenti ai poveri colpiti dalla malattia. 



74 



A titolo di curiosità trovo opportuno di aggiun- 
gere che precisamente in quest' anno fatale, e mentre 
infieriva il Cholera, l'Autorità Superiore Austriaca 
colla nota 17 Aprile 1836 N. 1221, rimetteva al Co- 
mune il testo ufficiale di un nuovo Inno Nazionale 
Austriaco in cui, tra le altre bestialità, s'invitava il 
Sommo Dio a porre a disposizione di Ferdinando 
Imperatore tutti i suoi Angeli e Serafini. Pare im- 
possibile che in un' epoca tanto calamitosa siasi 
dai burgravi tedeschi rivolto il pensiero a tali 
adulazioni. 

Un altro fatto, che può dare un' idea delle pres- 
sioni esercitate da quel governo straniero sulle Rap- 
presentanze Comunali, lo rileviamo dal Decreto 42 
Luglio 4 838, con cui s' ingiungeva a questa Deputazione 
di recarsi in Corpo ad ossequiare al suo passaggio da 
Verona S. M. Y Imperatore, che recavasi a Milano per 
r incoronazione ; si consideri quanto quelle dimostra- 
zioni ordinate d'ufficio fossero spontanee e sincere e 
qual valore potessero avere. 

Circolari minacciose abbiamo di questo tempo 
contro la diffusione di scritti rivoluzionari, specialmente 
la Giovane Italia del Mazzini, e le Poesie del Rizzardi ; 
colla Nota 4 8 Novembre 1841 N. 22 TI. R. Com- 
missario Distrettuale invitava a sorvegliare, sotto la 
personale responsabilità dei Deputati Comunali, perchè 
non s' introducesse in paese il Romanzo storico l'Assedio 
di Firenze, « Opera che è proibita in eminente grado » 
così si esprime la Nota stessa. 



n 



Ben si scorge che sin da quell'epoca F Austria 
trepidava pei suoi possedimenti italiani. 

Nel 1840 veniva affidata la cura medico -chi- 
rurgica del Comune a queir egregio cittadino che fu 
il D. r Zerman Andrea, che la tenne per ben 33 anni 
consecutivi, prestando in questa lunga carriera F opera 
sua con zelo ed amore senza pari. 

Egli appartenne a quella classe di persone che 
per le eminenti qualità di mente e di cuore, pel carat- 
tere franco e leale di cui sono adorni, lasciano, dopo 
la loro perdita, un vuoto profondo; onesto, generoso, 
amante della patria egli fu esempio del vero cittadino, 
dell' amico, del padre di famiglia. 

Nello stesso anno 1840 si solennizzò in Verona 
in modo veramente straordinario F antichissima festa 
detta Baccanale del Gnocco. Molti Comuni foresi v' in- 
viarono mascherate e carri allegorici. 

Il nostro Comune interveniva alla festa con un 
magnifico carro, rappresentante La Caccia, stupenda- 
mente adornato e ricco di selvaggine ; egli fu merita- 
mente giudicato il migliore ed il più ben riescito di 
quanti intervennero a S. Zeno. 

Scorsero così alcuni anni relativamente buoni, 
perchè sufficienti i raccolti e la pace apparente di cui 
si godeva, simile però alla calma che precede Furagano, 
lasciava campo alle industrie ed ai commerci di svi- 
lupparsi. 



Tè 



XIII. 



L'AIO 1SÌ8-L0 STATO D'ASSEDIO -LA MALATTIA NEI BACHI DA SETA 

SISTEMAZIONE DELLA PIAZZA COMUNALE 

IL (MERA DEL 1855 

Sorse il \ 848 ; uno di quelli anni che lasciano 
nella vita dei popoli una traccia profonda, incancella- 
bile e che la storia tramanda alle più lontane gene- 
razioni ; anno di supreme speranze, di desolanti scia- 
gure per questa misera nostra patria. 

La patria i Oh la sacra parola La patria, ossia 

la terra che ci diede i natali, quella ove riposano i 

nostri avi, ove riposeremo noi È egli possibile che 

esista mortale che non Fami del più santo affetto? 

Il nomade abitatore delle infuocate arene del 
Sahara, il misero Esquimese che vide la luce nelle 
regioni polari tra gli eterni ghiacci, i perenni inverni ; 
r infelice nativo della selvaggia e desolata Islanda, tutti 
sentono palpitare il cuore al ricordo degli amati lidi 
e persino il negro selvaggio, venduto schiavo air orgo- 
glioso sultano, negli splendidi harem e tra i profumi 
snervanti dell' Oriente, egli pur desia la nativa vergine 
foresta, la misera capanna e sogna il patrio fiume ed 
il sorriso dei fratelli. 

Chi non provò un fremito di angoscia nei mo- 
menti del pericolo pel proprio paese, e potendo non si 
adoperò colla mente o col braccio in sua difesa ? 



74 



Le fanciulle di Sparta sdegnavano gli affetti di 
chi non aveva perigliata la vita per la gloria della 
propria terra; le madri d'Atene faceano giurare ai 
propri figli di ritornar vincitori dalla pugna o di non 
ritornar più mai, e mille e mille gli esempi che ci 
insegnano qual sia il dovere, quale debba essere 
T amore del cittadino verso il proprio paese. 

Io rammento che ancor giovinetto, allora quando 
il nostro povero paese era schiavo, con avidità cercavo 
istruirmi sulla sua passata grandezza e non sapevo 
comprendere come mai dopo tanta gloria egli fosse 
tanto decaduto. 

10 non comprendevo come i figli di Roma scien- 
temente potessero abdicare e calpestare gli esempi dei 
padri e uno sconforto supremo itf invadeva mirando 
questa grande e sventurata Italia fatta ludibrio di fiacca 
gente, immemore delle virtù antiche e pronta a piegarsi 
vilmente sotto il giogo abborrito dello straniero. 

11 racconto dei fatti avvenuti nel 4848 è com- 
pito troppo vasto per la mia povera penna, né baste- 
rebbero le proporzioni di quesf opera. 

S. Giovanni Lupatoto fu desto, all'alba del 6 Mag- 
gio \ 848, dal cannone che tuonava a S. Lucia, cioè a po- 
chissimi chilometri dal paese, e questi abitanti esterrefatti 
comprendevano che colà avveniva una lotta tremenda, 
sanguinosa che doveva decidere le sorti della patria. 

Ma non erano ancora maturi i destini d' Italia e 
agli austriaci, già scacciati a furia di popolo da Milano, 
vinti a Gotto, Valeggio ed a Pastrengo ritornò ad 



75 



arridere la fortuna e così il nostro bel paese per 
tanti secoli bersaglio della sventura, ancor una volta 
fu vinto e piegò simile ed arbusto schiantato dalla 
bufera, piegò ma non perì, perchè non periscono le 
nazioni ma dalle avversità risorgono ritemprate, rin- 
giovanite simili air Araba fenice che la favola fa rina- 
scere dalle proprie ceneri a vita novella e più rigogliosa. 

Feroci oltre ogni dire furono le rappresaglie 
dello straniero vincitore e le sue violenze ed arbitrj 
non ebbero più limiti. 

Il più rigoroso stato d' assedio era stato promul- 
gato; furono sequestrate tutte le armi, impartiti ordini 
severissimi, chiamando responsabili i rappresentati del 
Comune, per impedire V allontanamento dalle famiglie 
di giovani atti a portare le armi. 

Fu proibito con minaccie di morte il suono delle 
campane e si ordinò di togliere alle stesse le corde 
ed i battenti. 

Si prescrisse che nessuno potesse sortire dalla 
propria abitazione dopo le ore 8 pom. nella qua!' ora 
dovevano esser chiusi tutti gli esercizi pubblici. 

Vennero alloggiate truppe nel capoluogo e nelle 
frazioni con obbligo di fornitura di viveri e foraggi. 
Il Comune doveva provvedere il vino, le biade, la 
legna e persino i dolciumi per gli ufficiali. 

Esiste ancora in archivio un ordine del capitano 
L. Mùller, comandante delle truppe accantonate alla 
Palazzina, con cui minaccia V Agente ed i Deputati 
Comunali, dando loro dei briganti, perché nello spe- 



76 



dire al suo distaccamento i viveri, si dimenticarono 
alcune bottiglie di vino di Valpolicella per esso e pei 
suoi ufficiali. 

Si requisirono 440 contadini che dovettero por- 
tarsi a Verona per lavorare in quelle fortificazioni. 

Non era permesso recarsi pei propri affari nei 
paesi vicini o alla città senza esser muniti di uno speciale 
salvacondotto; ci vollero delle pratiche non indifferenti 
per ottenere licenza al medico di recarsi nella fra- 
zione della Palazzina per la cura dei poveri ammalati. 

I fratelli sigg. Angelo e Giovanni Battista Pasti 
di questo Comune, essendosi recati per affari a Villa- 
franca, poco mancò non rimanessero vittime della 
crudeltà e dei sospetti dei proconsoli austriaci. Rite- 
nuti quali agenti del Piemonte, furono arrestati e tra- 
dotti, incatenati e crudelmente percossi lungo la strada, 
a Castelvecchio in Verona, e già si trepidava per la 
loro vita, che certo non sarebbe stata rispettata dai 
tedeschi, se persone autorevoli ed influentissime non si 
fossero adoperate con tutto V impegno a salvarli. 

Infine parve che tutto il mondo fosse congiurato 
a nostri danni. 

A Novara nel 4 849 naufragò il tentativo di ri- 
scossa, e tedeschi, francesi, spagnuoli ed il rinnegato 
Borbone di Napoli per giunta, tutti s" accinsero acca- 
nitamente a rincacciare nel sepolcro questa misera 
nostra patria. Né valsero gli eroici sacrifici di Brescia, 
di Roma e di Venezia; 1' ora della liberazione non 
era ancor giunta. 



11 



Da quel tempo il nostro Comune fu convertito 
in una vera caserma, in una piazza d' armi, soldati e 
cavalli in ogni casa, in ogni corte e la prepotenza del 
militare non ebbe più riscontro, come non può aver para- 
gone il disprezzo di quei mercenari per tuttociò che 
era italiano. 

Un danno gravissimo recò questa malaugurata 
occupazione militare, perchè con essa il popolo lusin- 
gato da facili guadagni, per prestazioni e forniture 
alle truppe, fa corrotto e demoralizzato, ne fu per- 
vertito il sentire e fu cangiato in vile schiavo del 
lucro e dello straniero. 

Dal 1849 in poi gli annali del Comune non 
segnano che disposizioni per alloggi di truppe, forniture 
militari e simili cose. 

Intorno a quest* epoca si rendeva defunto il sig. 
Giulio Segala, ricco possidente di questo Comune, le- 
gando tutto il suo patrimonio air Ospitale di Verona ; e 
nel mentre è da lodarsi la pia donazione, devesi lamentare 
eh' egli siasi affatto dimenticato di questi poveri. 

Sarebbe stato ottimo consiglio in Lui quello di fissare 
almeno alcune piazze gratuite nel suddetto Ospitale 
a favore dei poveri del suo paese, molti dei quali 
stentano la vita sui campi che costituiscono il patri- 
monio lasciato air Ospitale di Verona. 

Come se le conseguenze della guerra e della 
dura oppressione austriaca non fossero sufficientemente 
disastrose, altri infortuni molto gravi s'aggiunsero a 
rendere più triste la sorte di questi poveri paesi. 



78 



L' Hoyidium o Crittogma, malattia delle viti sino 
allora sconosciuta, e V Atrofia o Pebrina, altro flagello 
dei bachi da seta, si svilupparono in quest* epoca ren- 
dendo infelicissime le condizioni dell'agricoltura e riu- 
scendo fatali tanto ai possidenti quanto agli agricoltori. 

Assolutamente irreparabile riusciva il danno per 
questo Comune essendo questi terreni coltivati intie- 
ramente a gelsi e la popolazione dedita air allevamento 
dei bachi, tanto più che la sterilità del suolo non per- 
metteva altra più proficua coltivazione. 

Si succedettero anni in cui il raccolto dei bozzoli 
andò intieramente perduto e così le condizioni econo- 
miche di questa popolazione si fecero veramente 
lagrimevoli. 

Il povero bracciante, che col prodotto della soceda 
dei bachi, era certo di pagare il fitto del povero tugurio 
e le provviste dell' invernata, rimase privo tutto ad un 
tratto di quest' unica risorsa. 

Tale stato di cose si aggravava sempre più negli 
anni successivi per cui nel 1854, nel quale s'aggiunse 
anche uno scarso raccolto dei cereali, il Comune do- 
vette seriamente pensare al modo di dar pane e lavoro 
ai poveri del Comune. 

A tale scopo si risolse dì procedere alla sistema- 
zione della strada e della piazza del Capoluogo. 

Approvato il progetto tecnico relativo si impiega- 
rono, nel periodo più critico dell' inverno dell' anno 
suddetto, oltre a \ 50 braccianti e carrettieri e si dispèq- 
diarono in questi lavori circa L. 18,000. 



79 



Quest' opera però suggerita da politica necessità, 
ed eseguita senza sufficienti studi, non rimediava ad alcu- 
no dei difetti del piano stradale e della livellazione della 
piazza, anzi non riusci che ad aumentare il disordine, 
specialmente per ciò che riguarda lo scolo delle acque, 
per cui il Comune dovrà tra non molto procedere ad 
una più razionale sistemazione, reclamata dal decoro e 
dalla necessità assoluta di migliorare la pubblica via- 
bilità nel centro abitato. 

Altre e gravi spese dovette sostenere il Comune 
nel 1 854 per V istituzione dell' I. R. Gendarmeria, una 
stazione della quale fu posta nella frazione del Pozzo, 
nonché pel concorso a cui fu chiamato nel prestito 
forzoso fatto dall'Austria in queir anno. 

Sopraggiunse V anno 1 855, altro tra gli anni ma- 
laugurati, poiché a tanti disastri, nelP industria agricola 
e nella pubblica economia, s' aggiunse V invasione di 
una tremenda malattia di cui tutto il paese paventava 
la comparsa. 

Nel giorno 20 Giugno 1855 si sviluppava, in certa 
Zaccarella Elisabetta d'anni 48, il primo caso di Cholera. 

Dal rapporto della Deputazione Comunale in data 
26 Settembre 1 855 si desume, che dal giorno 20 giugno 
al 23 agosto dello stesso anno, si verificarono 136 casi 
di cholera, dei quali però solamente 50 riuscirono 
mortali. 

Come sempre, anche in tale luttuosa circostanza, 
ogni classe di cittadini si prestò con un'amorevolezza e 
una generosità encomiabili in ajuto dei poveri ammalati. 



80 



Si distinsero grandemente, per coraggio ed ammi- 
rabile abnegazione nelF assistenza dei poveri cholerosi, 
il Medico condotto D. r Zerman Andrea e i Sacerdoti 
Don Davide e Don Ignazio Magagna. 

È degno di nota e di ricordo il fatto che molti 
dei poveri ammalati, specialmente tra i contadini, non 
volevano per nessun conto prendere i farmachi loro for- 
niti gratuitamente dal Comune ritenendoli venefici; 
grandi dovevano essere le persuasioni e le preghiere per 
deciderli a servirsene. ElFera una ripetizione delle 
paure, dei sospetti che si erano verificati nella pestilenza 
avvenuta oltre a due secoli prima e descritta dal som- 
mo Manzoni. 

Cessato il morbo continuarono tristi le condizioni 
economiche generali, causa la persistente malattia del 
baco da seta, per cui i principali proprietari saggia- 
mente deliberarono di abbandonare le sementi nostrali 
e si rivolsero all' Istria, alla Dalmazia e persino alla 
Macedonia ed air Egitto per averne di nuove, non 
risparmiando spese e cure per raggiungere lo scopo 
di avere sementi inalterate. Molti furono i nostri co- 
munisti che in tale occasione si recarono in quei lon- 
tani paesi a confezionare le sementi loro occorrenti. 



81 



XIV. 



REQUISIZIONI- POSTE MILITARE SULL'ADIGE » CRUDELTÀ AUSTftI\CHE 
LEGATI G\ROFdLI E NUMMO -DON DAVIDE MAGAGNA 



Sopraggiunsero gli avvenimenti del 1 859 e anche 
questa volta il rombo del cannone di Solferino e 
S. Martino, che distintamente s' udiva in questo paese, 
si ripercosse sinistramente nel cuore di molte madri, a 
cui dallo straniero erano stati tolti i figli per inviarli 
con fine politica a combattere i propri fratelli. 

Per lo stato di guerra le proprietà e gli averi 
furono forzatamente posti a disposizione delle truppe 
croate. In un sol giorno, il 20 giugno \ 859, furono 
requisiti nel paese 42 bovi, tutti i foraggi ed in seguito 
il vino, la legna, i carri, le vetture, insomma tuttociò 
ch'era utilizzabile, tutto fu esportato, manomesso. 

Si distinsero per virtù cittadine in quelle luttuose 
giornate i sig. Marco Pasti e Bianchi Giuseppe De- 
putati Comunali, che spontaneamente e con mezzi 
propri, fecero fronte alle forniture ingiunte dalla forza 
brutale, venerilo casi in aiuto del Comune, di cui i 
mezzi economici per precedenti somministrazioni erano 
esausti. 

In seguito alla sconfitta, toccata agli Austriaci il 
giorno 24 Giugno, fu dato orlino immediato dal 

5 



82 



Comando delP armata di costruire due ponti Militari 
sulF Adige, P uno nella località detta Giarol del signor 
Palazzoli in questo Comune, P altro a Zevio. 

Per la costruzione del ponte in questa località 
furono requisiti tutti i falegnami del paese e circa 
\ 00 braccianti pei lavori di fortificazione stabiliti per 
la testa di ponte. Furono tagliate tutte le piante 
esistenti nella spianata sottostante al centro abitato e 
si era decretato anche P abbattimento del bellissimo 
bosco dei signori Palazzoli, che poi per caso eccezio- 
nale fu risparmiato. 

Neir impeto della paura, da cui erano compresi 
i famosi generali Austriaci, era stato deciso di di- 
struggere e far saltare tutti i fabbricati a sinistra della 
strada da Verona nientemeno che la metà del paese. 
Fortuna volle che la pace di Villafranca risparmiasse 
questa barbara e stupida precauzione di guerra. 

Intanto furono tagliati tutti i gelsi per una vasta 
zona di terreno ; furono demolite dalla sera al mattino 
mediante mine alcune case nella frazione di Tombetta ; 
furono trasportati dalla destra alla sinistra sponda 
d' Adige tutti i molini che servivano alla macinazione 
dei cereali che, con danno grave, fu in tal modo 
resa impossibile. 

V I. R. Comando del Genio in questo mentre 
tempestava il Comune di ordini minacciosi onde inviasse 
a Zevio tutti gli artieri e braccianti del paese per dar 
mano alla costruzione delP altro ponte in quella località, 
ad onta che la Deputazione Comunale dimostrasse 



83 



che tutti erano stati requisiti per la costruzione di 
quello stabilito sull'Adige in questo paese. 

Per far fronte alle ingentissime spese, opprimenti 
il Comune per tutte queste prestazioni, furono fatte 
pressantissime richieste di fondi air Autorità Provinciale 
ed intanto le somme occorrenti 'furono anticipate del 
proprio da queir egregio cittadino che fu il Deputato 
sig. Pasti Marco, che già, com' ebbi a dire, aveva so- 
stenute in gran parte le forniture di bestiami e foraggi. 

Nella notte dal 29 al 30 Giugno, e per tutto 
quesf ultimo giorno, una parte considerevole dell' Eser- 
cito Austriaco, respinto al Mincio, transitava per questo 
centro abitato, ritirandosi a sinistra d' Adige pei ponti 
costrutti in questa località ed a Zevio. 

Pel trasporto dei tanti materiali, che per solito 
seguono gli eserciti, furono requisiti tutti i carrettieri 
di questo e dei vicini paesi ; e qui non posso né devo 
tacere un fatto che dimostra la barbarie e la vigliacca 
crudeltà di quelle orde di mercenari senza patria e 
senza pietà. 

Era tanta e tale la rabbia loro per le busse 
toccate a Solferino e S. Martino che, non potendo 
far di meglio, incrudelivano coi poveri carrettieri e 
contadini requisiti pei trasporti. 

Di tali maltrattamenti fu vittima certo Saccomani 
Narciso carrettiere di Tomba padre di cinque teneri 
figli ; requisito pei trasporti degli equipaggi dell' ar- 
mata e non potendo più oltre far proseguire il magro 
ronzino, a cui erasi dato un carico superiore alle 



84 



forze, fu talmente percosso da quei manigoldi con 
colpi di calcio di fucile al petto ed alle reni, che 
giunto colla scorta del convoglio in contrada Ausetto 
di questo Comune, F infelice cadeva bocconi a terra 
per non più rialzarsi, esalando F ultimo respiro lungi 
dalla famiglia e dai teneri figli. 

Il Medico Chirurgo D. r Zerman constatava, che 
causa precipua della morte di quel disgraziato, furono i 
maltrattamenti e le gravi percosse ricevute; d'altra 
parte vivono ancor oggi in paese persone che assi- 
stettero alla barbara scena e alla tragica fine di quel 
povero padre di famiglia. Nel susseguente giorno giun- 
sero dal vicino borgo di Tomba la moglie ed i figli 
di quello sfortunato e il dolore straziante di quella 
famiglia, così barbaramente orbata dell' unico sostegno, 
commosse ogni persona. 

Questo solo fatto basterebbe per marcare con 
nota d' infamia la fronte dei vili difensori di quel- 
la ibrido Impero che ci voleva schiavi o spenti. 

Ad onta della brillante vittoria ottenuta dai 
francesi a Solferino, ad onta della gloria acquistata 
dall'Esercito nazionale condotto dal Gran Re, che 
raccolta sui sanguinosi campi di Novara la Bandiera 
d' Italia, F aveva fatta sventolare gloriosa sui colli di 
S. Martino, colla pace di Villafranca, stretta tra i due 
Imperatori, senza l' intervento del nostro magnanimo 
Re Vittorio Emanuele, le infelici Provincie della Venezia 
furono lasciate ancora all' Austria, air eterna nostra 
nemica. 



85 



« Dalle Alpi air Adriatico . gridavano i francesi 
che sostenevano combattere per una grande idea , ma 
l'Adriatico si convertì nel Mincio, e l'idea, nell'an- 
nessione di Nizza e Savoja alla Francia e la sola 
Lombarda, senza frontiere e senza difesa, ci fu lasciata 
per farci tacere. 

Noi fummo ancora sudditi Austriaci ad onta delle 
vittorie, ad onta del sangue sparso e dei sacrifici in- 
contrati. Chi non provò l' angoscia, il dolore supremo 
che quella notizia sparse ovunque? io ricordo aver 
veduto egregi cittadini, vecchi onorandi piangere 
amaramente per 1' intenso dolore e lo sconforto 
inconsolabile. 

La nostra Provincia, divenuta Provincia di con- 
fine, fu più d'ogni altra vessata e maltrattata dagli 
Austriaci, cui non parve vero che tanta parte d' Italia 
fosse ancora lasciata in loro balia. 

Soldati stranieri furono alloggiati in tutte le 
case anche le più isolate della campagna e, come 
con opportune parole si esprimeva il popolo, in ogni 
più remoto angolo si sentiva odore di croato. 

Preoccupato sin qui lo spirito in fatti di guerra e 
di distruzione, fatti che sventuratamente tanto spesso si 
riscontrano nella storia, e nei quali non si scorge che 
la prepotenza di un despota in lotta col patriottismo 
di un popolo che vuole la sua indipendenza, il cuore 
rimane profondamente amareggiato riflettendo agli 
immensi sacrifici sostenuti da due nazioni, che do- 
vrebbero essere sorelle, ma che invece vanno da secoli 



86 



dilaniandosi in una lotta accanita, inaffiando la terra 
del sangue dei migliori loro figli, senza riflettere ai 
dolori, alle lagrime di tante madri orbate delle loro 
creature, ai risparmi distrutti, ai lavori della pace e 
della civiltà sospesi. 

Dopo aver deplorate queste sciagure, queste mi- 
serie deir umanità, si prova un senso di vera com- 
piacenza rivolgendo il pensiero ai generosi che con 
opere di amore e di carità verso i propri simili illu- 
strano ed onorano P umana famiglia. 

Uno di questi benemeriti dell' 5 umanità fu certa- 
mente il nob. Dott. Federico Garofoli di Venezia ; 
ricco possidente di questo Comune, col testamento 
\ Marzo 1 862, Egli legava alla Gasa di Ricovero di Verona 
i beni posseduti in quella Città, ai poveri Comunisti 
di S. Giovanni Lupatoto tutti gli stabili posseduti in 
questo Comune ed in quello di Oppeano, ed ai poveri 
del Comune di Gambarare i suoi beni nella provincia 
di Venezia. 

Questi cospicui legati furono vincolati ad usufrutto 
a favore di alcuni suoi amici e congiunti dopo dei 
quali tutti i redditi del patrimonio dovranno essere 
erogati a favore dei poveri lavoratori di campagna 
ed ammalati. 

Bello e nobile esempio di carità verso le classi 
diseredate, verso gP infelici che nati ed educati agli 
stenti ed ai più duri lavori sono tanto disprezzati, nel 
mentre appartengono alla più numerosa ed alla più 
utile classe della società. 



87 



I Comuni beneficati per esprimere la loro ricono- 
scenza al generoso patrizio fecero eseguire, da egregio ar- 
tista, il modello di un busto che lo ricorda, busto che 
dovrebbe essere scolpito in marmo onde la pubblica rico- 
noscenza sia sempre viva anche nella più lontana posterità. 

Con questo importantissimo legato fu costituito uu 
patrimonio di circa L. 80,000 i cui redditi un giorno 
verranno in sollievo del povero contadino, del proletario, 
dando forse il mezzo di poter istituire nel Comune 
un' Asilo od un' infermeria ov' egli possa trovare assi- 
stenza e aiuto allorché la malattia o la pellagra lo 
rendano impotente al lavoro. 

A cura dell'attuale amministrazione questo Legato 
veniva costituito in Opera Pia con R. Decreto \ 3 Di- 
cembre 1876. 

Un 1 altro atto di generosità, che non posso dimen- 
ticare, si è quello con cui la fu Maddalena Marcello 
di questo Comune, con testamento 7 Gennaio 1860, 
legava ai poveri tutta la sua sostanza i di cui redditi, 
ascendenti a L. 100 annue circa, devonsi erogare ai 
poveri del paese nel giorno 24 Dicembre d'ogni anno. 
S' abbia anche la benefattrice Marcello la ricono- 
scenza di tutti i cuori gentili e di tutti i poveri di 
cui comprese e divise le sventure. 

D' un altro generoso debbo parlare di un' uomo 
dì cui la memoria è scolpita ancora nel cuore del 
povero, il di cui nome viene ricordato dalle madri ai 
teneri figli, come esempio della più nobile tra le virtù 
cittadine la carità, l'amore del prossimo. 



88 



Nel febbrajo \ 863 cessava di vivere il Sacerdote Don 
Davide Magagna ; d'indole mite e soave, d'animo gentile 
e virtuoso, la sua perdita fu lutto gravissimo per tutto 
il paese. La carità fu il distintivo del suo carattere, non 
curante di sé, egli era tutto del povero e pel povero, 
né mai lasciò senza ajuto o consiglio V infelice che a 
Lui si rivolgeva, e tale sentimento era da esso si for- 
temente sentito, da spingerlo alcune volte a cedere al 
povero infermo le lenzuola del proprio letto e persino 
la veste che lo copriva. Per ogni sventura egli aveva 
un conforto, per ogni dolore un balsamo. 

Ogni classe di persone, il ricco come il povero, 
il vecchio cadente come il visvpo fanciullo, tutti vollero 
accompagnare quel cittadino benefico, quel vero sacer- 
dote alla estrema dimora, ed è ancor vivo il ricordo, 
e lo sarà per molti anni ancora, della grande e pietosa 
onoranza funebre che spontaneamente gli fece il paese. 

Sulla sua tomba fu dettata da quella mente eletta 
del degnissimo arciprete di Zevio Don Calza Giuseppe, 
pur nostro concittadino, una bellissima orazione funebre 
che fu già pubblicata ed ammirata per gli elevati senti- 
menti, per la scienza e lo stile con cui fu modellata. 

Nello stesso anno \ 863, per appagare le continue 
e persistenti esigenze delle Truppe qui accantonate, il 
Comune dovette sostenere una spesa piuttosto rilevante 
per la costruzione di due cavallerizze, e nel successivo 
anno dovette procedere alla costruzione di una vasta 
tettoja, per gli usi dell' Artiglieria, acquistando all'uopo 
un' area di terreno dal civico Spedale di Verona. 



89 



Senonchè ben presto la tettoja, per le continue 
istanze del Comando militare, si dovette convertire in 
vasta Caserma per la cavalleria. Tale costruzione im- 
portava T enorme dispendio di oltre ad 80,000 lire, 
spesa questa fuor d'ogni limite superiore alle forze 
economiche del Comune, per cui rimase quasi per 
intero insoluta, gettando così in un deplorabile disavanzo 
T amministrazione Municipale. 

Volle però fortuna che quel grave errore ridon- 
dasse, come in seguito verrò a dire, di sommo van- 
taggio al paese. 



90 

XV. 
PROVVEDIMI! DI GUERRA - PERQUISIZIONI E SEVIZIE AUSTRIACHE 



L' orizzonte politico andava intanto sempre più 
oscurandosi, V Eroe leggendario di Caprera affrancava 
un Regno, le due Sicilie, e lo cedeva al Re Galantuomo 
ed i tedeschi frementi di rabbia assistettero alla sconfitta 
del Borbone, alla presa di Gaeta e di Ancona, ed 
air entrata delle nostre truppe in Napoli e Palermo e 
così a loro dispetto il tricolore vessillo sventolava 
glorioso in quasi tutta la penìsola. 

Istintivamente essi comprendevano che stava per 
suonare V ora in cui sarebbero stati costretti a ripassare 
le Alpi e abbandonare questo bel paese e udivano 
avvicinarsi l'uragano che doveva distruggere per sempre 
il loro malaugurato dominio. 

Infatti il Re d'Italia, che aveva giurato a sé stesso 
ed alla nazione di compiere V opera della redenzione 
della patria, stretta alleanza colla Prussia, il giorno 
20 Giugno 1866 intimava guerra all'Austria. 

Gli Austriaci, che già presentivano il pericolo, 
avevano dato mano ad ogni maniera di militari appre- 
stamenti e tra gli altri avevano ordinata la costruzione 
di un gran forte nella località detta Ga- Vecchia frazione 
di questo Comune. 



91 



Per tale opera furono requisiti tutti i braccianti 
del luogo. Veniva tagliata la strada principale e posta 
una batteria a cavalliere della stessa nella frazione 
della Palazzina. 

Furono fatte saltare, mediante mine, molte case 
nella frazione stessa ed altre al Garofolo e, come al 
solito, furono dal genio militare tagliati tutti i gelsi 
nel raggio delle nuove fortificazioni. 

Uno stretto cordone militare veniva posto lungo 
la strada tra questo Comune e le frazioni di Tombetta, 
S. Giacomo e la Città di Verona, rendendo così pres- 
soché impossibili le comunicazioni. 

Fu proclamato il più rigoroso stato d'assedio 
in tutto il Veneto, con avvertenza, che il diritto di vita 
e di morte dei cittadini era posto nelle mani del 
Comando militare. 

Così giunse il giorno memorabile, 24 Giugno \ 866, 
nel quale le due armate, quella dell' assolutismo e 
del servaggio e quella della libertà e dell'indipendenza, 
a 1 incontrarono sui campi di Custozza. 

Terribile fu V urto, mille e mille prodi bagnarono 
del loro sangue quei colli in una pugna disperata, in 
cui l'arte ed il numero prevalse, non il buon diritto. 

Anche qui per tutto il giorno 24 Giugno s' udì 
il cupo tuonar del cannone, ed il pensiero che ogni 
colpo annientava tante vite nel fiore della gioventù e 
della forza, provocava lagrime di dolore e di compassione. 

Centinaja e centinaja di carri di feriti d' ambedue 
gli eserciti giungevano a Verona e quei cittadini con 



92 



nobile gara di carità e di amore senza pari accorrevano 
solleciti in aiuto di quei disgraziati. 

Onore alla mia Verona che seppe mostrare tanto 
cuore e sì generosi sentimenti di affetto e di squisita 
carità nell' assistere V infelice nostro fratello caduto per 
T indipendenza della patria, come nel soccorrere V istro- 
rnento inconscio del despota che la voleva schiava. 

Chi ricorda quei giorni, chi vide quelle chiese 
convertite in ospitali rigurgitanti di creature mutilate, 
informi per ampie e orribili ferite, deve maledire la 
guerra causa di tante calamità di tanti orrori. 

Oh ì venga quel giorno in cui, rincacciato nella 
tomba T orribile spettro della guerra, gli uomini tutti 
si stringano in un fraterno amplesso di pace, di amore, 
che leghi solidariamente tutte le nazioni sotto gli 
auspici della libertà e della comune giustizia. 

Qualche tempo prima dell' apertura delle ostilità 
veniva acquartierato in questo Comune il Reggimento 
Ulani N. 4 3, composto di volontari di tutte le razze 
dell' Impero ; tutti ricordano la burbanza e la sciocca 
presunzione di queir accozzaglia di soldati, rifiuto di 
tutti i paesi ; con affettato disprezzo essi asserivano 
che bastava il loro Reggimento per marciare su 
Milano. 

Senonchè, quando nel 22 Giugno dovettero lasciare 
questi quartieri per recarsi al Campo, cangiarono stile 
e la loro prepotenza veniva severamente punita a 
Medole ed a Villafranca, ove rimasero in gran parte 
distrutti sotto il fuoco del quadrato del 49. Reggimento 



93 



Italiano, e il resto tagliato a pezzi dai Cavalleggeri 
(T Aosta e di Alessandria. 

Alcuni giorni dopo la battaglia di Custozza, per 
le solite paure e sospetti del militare austriaco, avvenne 
un fatto, che non ebbe, ma poteva avere le più fatali 
conseguenze per questo paese. 

Air Alba d'uno degli ultimi giorni del Luglio 1 866 
gli abitanti del Capoluogo, con loro sorpresa e spavento, 
s' accorsero che il paese era stato strettamente circon- 
dato dalle truppe Austriache in pieno assetto di guerra ; 
tutte le strade erano state militarmente occupate e le 
guardie impedivano V entrata o V uscita dall' abitato. 

Circondalo il paese, una forte schiera d'armati si 
presentava alla Residenza Municipale dichiarando di 
voler procedere ad una generale perquisizione di tutte 
le abitazioni e di tutti i luoghi pubblici e privati, 
dicendo essere stati assicurati che nel Comune erano 
nascosti i piemontesi. 

Ripartita la truppa in molteplici drappelli si 
diedero a perquisire tutte le case entrando per tutti 
i vani, dalla cantina al granajo, rovistando persino le 
camere degli ammalati, gli armadi, i letti insomma tutti 
i più nascosti ripostigli. 

È facile immaginare lo spavento di questi abitanti 
a questa strana visita, e certo era il caso di temere 
la seconda edizione dei fatti orribili per insana barbarie 
commessi dagli Austriaci nel 1 848 a Castelnuovo ove le 
donne, i fanciulli, i vecchi furono fucilati a dozzine ed 
il paese dato al saccheggio ed al fuoco ; bastava sola- 



94 



mente che nella perquisizione le truppe avessero trovata 
qualche resistenza o rinvenuta qualche bandiera, delle 
armi o qualsiasi altra cosa sospetta. 

E tanto più si temeva qualche catastrofe in quanto 
che le truppe impiegate nella perquisizione apparte- 
nevano al famoso Reggimento Wùmpfen, le di cui 
sevizie e prepotenze erano ben note nel paese essendo 
una parte di esso alloggiata alla Palazzina ; a quel 
Reggimento che poi tanto si distinse a Verona, la 
sera del 5 Ottobre \ 866, per la prodezza di crivellare 
a colpi di bajonetta V infelice Carlotta Aschieri, ucci- 
dendo con essa il figlio mentre V infelice si trovava 
col marito nel Caffè Zampi in Verona. 

Ritornando al fatto dirò che la perquisizione 
rimase assolutamente infruttuosa, per cui quei prodi 
rifecero il cammino pei loro alloggiamenti senza rinve- 
nire i garibaldini ed i piemontesi, che infatti non esi- 
stevano che nella loro fantasia sovreccitata dalla paura. 

Sembrava che questa severa perquisizione avesse 
dovuto bastare per tranquillare le Autorità politiche 
e militari e ognuno il credeva, ma cosi non fu, poiché 
alle ore 3 pom. del medesimo giorno, il paese fu nuo- 
vamente circondato, con tutte le più minute precauzioni 
militari, da una intiera divisione delle Truppe di Verona. 

Il Comandante di questa colonna, fatti porre alcuni 
pezzi di cannone air entrata ed alcuni altri air uscita 
del paese ed un'intiera batteria sull'altipiano del 
Torricello, che domina il paese, pronta a distruggere 
T abitato, entrava nel paese con numerosa scorta e chia- 



95 



mati a sé, certamente quali ostaggi, i Rappresentanti 
del Comune ed il R. Parroco, ordinava una nuova e 
più rigorosa perquisizione di tutte le case e di ogni più 
piccolo ripostiglio, persino delle Chiese e delle scuole. 
Fu visitata anche la cella mortuaria ed il campanile; 
F ufficiale che procedette alla visita di quest'ultimo 
luogo voleva assolutamente che la statua di S. Giovanni 
Battista, che ancor oggi si vede sulla cima del me- 
desimo, fosse una spia od un segnale posto colà per 
intelligenze coi nemici. 

In verità sembrano favole, ma sono pur troppo 
fatti e lagrimevoli fatti di cui tutto il paese fu testi- 
monio e di cui ancor oggi ciascuno conserva il ricordo. 

Questa seconda perquisizione fu oltre ogni dire 
severa e sembrava che assolutamente a qualunque costo 
si volessero rinvenire i temuti piemontesi e garibaldini. 
Per sventura, presso due povere famiglie, i soldati rin- 
venivano due paja di calzoni usati dell' Esercito Italiano 
che alcuni lavoratori avevano acquistati in Verona e 
che certo avevano appartenuto a qualche povero pri- 
gioniero o ferito nella battaglia di Custozza. 

Bastò questo perchè con grande apparato si pro- 
cedesse air immediato arresto dei nominati Miglioranzi 
Agostino e Bertasini Angelo, poveri ed innocui abitanti 
di questo Comune e capi delle due famiglie presso 
cui era stato rinvenuto il corpo del delitto. 

Ognuno temeva che senz' altro i due poveri ed 
innocenti nostri terrazzani venissero fucilati sulla piazza 
del paese, e certo quesF altra prodezza non era indegna 



96 



di quei fanatici e vili manigoldi, ma le assicurazioni, 
le rimostranze, le preghiere caldissime dei Rappresen- 
tanti del Comune e del R. Parroco Don Luigi Brazzoli 
calmarono un pò P esacerbato Comandante della Divi- 
sione che si limitò ad ordinare la loro traduzione a 
Verona. 

Pallidi, tremanti di spavento, strettamente legati, 
circondati dalle bajonette, quei miseri padri di famiglia 
furono condotti a Verona e rinchiusi nelle carceri 
Militari di S. Tommaso a disposizione del Tribunale 
di Guerra. Dimostrata la loro innocenza dopo mille 
sevizie furono posti in libertà ; ma tale fu lo spavento 
avuto, che la loro salute ne fu compromessa e ri- 
sentono ancora fisicamente gli effetti di esso. 

Questa fu V ultima prodezza degli Austriaci a 
S. Giovanni Lupatoto. 



97 

XVI. 
FUORI 1 BARBARI > - PLEBISCITO - PRIME ELEZIONI 

LA FABBRICA VETRI 



Finalmente però ebbe un termine questa iliade 
d'infamie e di vessazioni e l'Austria, sconfitta in Ger- 
mania, pericolante in Italia, dovette segnare la cessione 
della Venezia. 

Questa notizia, qual lampo, si sparse per la Città 
e Provincia e provocava un'entusiasmo, una gioja 
tale, che pur volendo, non si saprebbero descrivere. 

Questa Deputazione Comunale convocatasi imme- 
diatamente spediva a S. M. un' indirizzo di felicitazione 
e di amore, esprimente F esultanza di tutta la popola- 
zione per la realizzazione delle aspirazioni nazionali da 
tanti anni contrastata. 

Nel memorabile giorno 1 6 ottobre 1 866 una gran 
parte di questa popolazione recavasi alla vicina Verona 
per assistere all' entrata delle nostre Truppe, dei nostri 
fratelli, mentre i Tedeschi ne uscivano per sempre 
salutati dal grido di Papa Giulio II : « Fuori i barbari. » 

Io non so certamente descrivere il delirio di gioja, 
r entusiasmo inenarrabile che invase ogni classe di 
cittadini .... Ricordo, che facendo parie anch' io 
delle schiere eh' entrarono quel giorno in Verona, 

7 



98 



credevo che il tutto l'osse un sogno beato del cielo e 
paventavo avesse a svanire qual' effetto dell' eccitata 
mia mente .... Oh ! ma no eli' era realtà , erano 
lagrime, grida pazze di gioia, erano fiori, baci di 
fratellanza, d'amore intenso che non si possono con- 
cepire se non si divisero: era il nostro esercito, era 
T Italia che prendeva possesso della terra che Dio fece 
sua, innalzando il tricolore vessillo sulle torri della 
nostra Verona. 

Come in tutti gli altri Comuni anche in questo 
fu immediatamente istituita la Guardia Nazionale armata 
a spese del Comune, che assumeva anche apposito 
istruttore per la sua educazione militare. 

La Rappresentanza del Comune, preceduta dal 
vessillo tricolore e seguita dalla Guardia Nazionale, si 
recava il 18 Novembre a Verona per assistere al- 
l' ingresso di S. M. il Re, primo soldato e primo Citta- 
dino d'Italia. 

Nessuna penna può descrivere l'immenso entusiasmo 
con cui fu ricevuto il Redentore della patria, colui 
che diseppellita tra le rovine dei secoli la co- 
rona d' Italia, la faceva nuovamente Regina tra le 
Nazioni. 

Cosi, dopo tanti secoli di violenta schiavitù, dopo 
tante lotte e tanti dolori, il nostro paese si compose 
in un corpo omogeneo liberamente unito attorno 
al Trono del Re Galantuomo e il sogno di tanti 
grandi da Dante a Cavour, da Ferruccio a Garibaldi 
fu pressoché realizzato. 



00 



Col Decreto 7 Ottobre 1866 S. M. il Re convo- 
cava i cittadini nei Comizi pel Plebiscito, e questa 
Deputazione Comunale col Manifesto 1 9 Ottobre \ 866, 
con bellissime parole, invitava i suoi amministrati a 
confermare col voto la ferma volontà di far parte di 
quel Regno a cui ci legano vincoli indistruttibili di 
natura e di sangue, di comunanza di affetti e di 
patimenti. 

Apertasi l'urna nei giorni 21 e 22 Ottobre tutti 
i cittadini, preceduti dai loro Rappresentanti e dal Clero, 
si presentarono a consegnare il voto che, come era a 
prevedersi, riesci quale si attendeva da figli della gran 
madre Italia. Si riscontrarono N. 884 voti affermativi 
e nessuno contrario. 

Per fortunata combinazione, mentre i cittadini 
recavansi al Comune per deporre il proprio voto, giun- 
gevano inaspettatamente nel paese due compagnie di 
Bersaglieri, simpatici e strenui nostri soldati. 

Questa gentile sorpresa riuscì oltre ogni dire 
gradita, tanto più eh' essi erano i primi soldati del 
nostro Esercito che si vedevano nel paese. 

La popolazione gli accoglieva con affettuosa dimo- 
strazione di affetto e di gioja e spontaneamente veniva 
loro allestita una refezione durante la quale furono 
incessanti le acclamazioni, e la pubblica gioja convertiva 
quella giornata in una vera festa patriotica, chiusa la 
sera con una spontanea e generale illuminazione. 

Dietro istanza fatta dalla Comunale Deputazione ve- 
nivano, nel giorno 1 1 Novembre 1866, a prender stanza 



100 



in questo paese alcuni squadroni del Reggimento Ca- 
valleggeri d' Aosta, che tanto si distinse a Medole contro 
gli Austriaci. 

Senonchè fatta T Italia dovevasi, come disse il 
Gran Re, rivolgere la niente a fare gV Italiani tanto 
decaduti pel lungo servaggio. 

Così furono pubblicate le nuove leggi informate a 
principi liberali e costituzionali e furono invitati i citta- 
dini alle elezioni politiche ed amministrative, le quali 
ultime ebbero luogo nel paese il giorno 30 Dicembre 
dello stesso anno. 

Il Comune costituiva in tal modo la propria 
Rappresentanza a capo della quale fu posto, con 
R. Decreto 20 febbrajo 1867, quale Sindaco, il Mar- 
chese Zenetti Avv. Alfonso. 

La scelta fatta dal Re non poteva certamente 
riescire più onorevole e più gradita al Comune tutto 
per le rare doti di mente e di cuore che adornano 
quel vero gentiluomo, coltissimo, generoso e gentile, 
amante del paese e di tuttociò che è bello, buono, vero. 
Alcuni giorni dopo, e precisamente il 1 2 Marzo 1 867, 
il Sindaco e la Giunta Municipale pubblicavano il 
programma della novella Amministrazione, programma 
che dopo aver enumerati tutti i servizi a cui si doveva 
provvedere, accentuando specialmente quello della 
pubblica istruzione, si chiudeva colle seguenti nobili e 
saggie parole : 

« Ritenuto che il tempo è rapitole che fruttifica 
col lavoro; e che il lavoro è elemento di benessere e 



104 



di moralità v'invito ad abituarvi all' operosità ed alla 
<>mi(L (nulo utili alla salale ed alla prosperità 
delle famiglie. 

Cittadini liberi di libero stato voi dovete elevarvi 
all'altezza delle nostre istituzioni. I tempi corrono 
tristi, ma /' Italia madre comune vi domanda abne- 
gazione e patriottismo. I nostri figli hanno finalmente 
tuia patria; cessò V obbrobrio di un servaggio vile e 
demoralizzatore » 

Laboriosa e ardua assai riusciva alla novella 
Rappresentanza Comunale Y amministrazione della cosa 
pubblica, la condizione economica del Comune sopra- 
caricato d' impegni, cui non si sapeva come provvedere 
con onore, era in uno stato veramente deplorabile. 

Le nuove leggi affidavano ai Comuni molti ed impor- 
tantissimi servizi pubblici che esigevano tutta Fattività 
dei preposti al Comune e dispendi piuttosto rilevanti. 

Si dovette abbandonare V antica Residenza Mu- 
nicipale per istallare convenientemente i nuovi Uffici 
nella casa dei fratelli Mozzo che offriva locali più vasti, 
adatti e decorosi ; e qui devo lamentare il grave errore, 
commesso alcuni anni dopo, col rifiutare V acquisto di 
questo fabbricato, che riuniva in sé tutte le condizioni 
necessarie per essere convertito in una stabile Resi- 
denza Municipale, in cui si sarebbero concentrate oltre 
gli Uffici, le scuole e gli alloggi degli Impiegali 
del Comune. 

Intanto la liquidazione delle spese fatte per la 
costruzione della gran Caserma Comunale, spese che 



402 



avevano creato un debito di circa L. 60,000, richiamava 
tutta T attività della Giunta e della speciale Commis- 
sione cui era stata affidata la liquidazione stessa. 

Lo stato finanziario del Comune, come dissi, era 
però talmente grave, che non si sapeva come, né in 
qual maniera far fronte alle scadenze o rimediare al 
dissesto del pubblico Erario. 

Fortuna volle che un benemerito industriale, 
un'uomo di. cuore, a cui il Comune di S. Giovanni 
dovrà essere grato eternamente, il sig. Luigi Bedolo, 
nella lusinga di poter utilizzare le torbe del vicino Vallese 
ed il quarzo che abbondantemente si trova in questi 
terreni, si determinasse di attivare in questo paese un 
grande Stabilimento per la fabbricazione dei vetri. 

A questo scopo faceva acquisto dal Comune della 
grande Caserma che era stata la causa della rovina 
finanziaria del paese e con ingente dispendio, larghe 
e sapienti disposizioni, la convertiva air uso cui voleva 
destinarla, sacrificando a questo scopo gran parte del 
suo patrimonio. 

Ci volle nel! sig. Luigi Bedolo, oltreché una co- 
raggiosa iniziativa, del vero ardire per intraprendere 
ed effettuare sì grande concetto, e questo paese deve 
ricordare sempre, ch'egli fu in tal modo il suo rige- 
neratore economico, e che ad esso solo si deve V isti- 
tuzione industriale in cui oggi si compendia pressoché 
la vita, il decoro del Comune. 

Dopo non molti anni e dopo superate alcune 
contrarie vicissitudini, crebbe talmente V importanza di 



403 



questo Stabilimento industriale, che oggi esso è gene- 
ralmente ritenuto pel più vasto ed importante di tutto 
il Regno. Giusta ricompensa questa ben meritata dal 
sig. Bedolo Luigi che dimostrò comprendere essere la 
prosperità industriale forza e vita delle nazioni (4). 

Ora la fabbrica vetri raccoglie e da lavoro a più 
che 500 operaj, dei quali molti appartengono al Comune, 
e cosi questi popolani, che furono educati a vivere dei 
rifiuti loro gettati dalle truppe straniere qui accampate, 
oggi rigenerali dal lavoro sono convertiti in operaj e 
cittadini. 

Colla vendita della Caserma il Comune, oltre che 
soddisfare tutti i debiti, riusciva a formare un rilevante 
patrimonio fruttante al pubblico Erario, migliorando così 
in modo ammirabile la propria situazione economica. 

Qui non so né posso fare a meno di ricordare 
il sig. Giovanni Battista Gobbi, defunto nel cadere 
del \ 869, eh' ebbe gran parte nelle pratiche fatte per 
l'istituzione in paese del suddetto grande Stabilimento 
industriale. 

Il Gobbi fu per oltre 20 anni Segretario del 
Comune, zelante, attivo, intelligente, egli copri in mo- 
menti assai difficili una carica che richiedeva energia 
e cuore. Convinto come io sono, che chi dedica sé 
stesso al servizio pubblico viene il più delle volte 
pagato d' ingratitudine, ritengo debito di giustizia di 
ricordare questo mio distinto predecessore che merita 
la pubblica riconoscenza. 



404 



XVII. 



ISTITUZIONE DEL PASSO VOLANTE - MERCATO E FIERA 
ACCERTAMELO DEI FABBRICATI - IRRIGAZIONE 



Gravissima era la situazione politica nell'anno \ 870 ; 
infieriva più che mai accanita la Guerra tra la Francia 
e la Prussia ed il nostro Governo, per precauzione 
militare, dovette richiamare alle armi tutti i soldati in 
congedo illimitato, molti dei quali abbandonarono la 
moglie ed i figli per raggiungere le bandiere. 

Per provvedere in qualche modo ai bisogni di 
tante famiglie, rimaste così prive di ogni sostegno, 
T On. Deputazione Provinciale trasmetteva al Municipio 
ragguardevole somma che, con altra votata dal Comune, 
si ripartiva tra le famiglie più bisognose. 

In quesf anno memorabile V Italia spinta da 
straordinari avvenimenti politici, dalla volontà della 
Nazione, e anche per prevenire la rivoluzione, dav a 
compimento al programma nazionale, occupando la Città 
Eterna, l'Alma Roma, che i francesi, dopo 20 anni 
di arbitraria occupazione, furono costretti abbando- 
nare in forza delle sconfitte toccate nella guerra 
colla Prussia. 

Questo straordinario avvenimento veniva solenniz- 
zato nel paese con una splendida illuminazione e con 



405 



elargizioni ai poveri; bello e nobile pensiero di assoc- 
ciare il povero alle fortune ed alle gioje della Nazione. 

Riparati come si disse i dissesti finanziari e ri- 
solta felicemente la questione economica del Comune, 
si rivolse ogni cura a migliorare le sue condizioni com- 
merciali aprendo nuove vie di comunicazione, e con 
tale intendimento s'intraprese lo studio del tanto va- 
gheggiato progetto di congiungere questo Comune con 
quello importantissimo di S. Michele, mediante un 
Passo-volante da istituirsi sul fiume Adige. 

Due furono i progetti presentati al Consiglio Comu- 
nale, compilati uno dall' egregio nostro Ing. D. r Bruni 
Giuseppe e l'altro dall'Ing. D. r Tommaso Ederle, ed il Con- 
siglio colla deliberazione 43 Novembre 4870, persole 
viste di economia, approvava quello dell'Ing. Ederle e sta- 
biliva di procedere all'immediata esecuzione delle opere, 
anche allo scopo di dar lavoro a tanti poveri contadini, 
in quel rigorosissimo inverno privi d' occupazione. 

Durante tutta quella stagione i lavori procedettero 
alacremente tanto per la nuova strada, quanto per la 
costruzione delle barche; per cui nella successiva pri- 
mavera ogni cosa era predisposta per l'apertura del 
nuovo mezzo di comunicazione. 

Per rendere più solenne l'inaugurazione del nuovo 
Porto, si attese il giorno in cui l'Italia festeggiava 
l'anniversario del suo Re, cioè il 14 Marzo 4874. In 
questo giorno, con grandissima festa e giubilo di tutta 
la popolazione, le barche del Porto poste su carri 
splendidamente adornati, precedute dalla musica e 



406 



seguite da tutto il paese, venivano condotte air Adige e 
gettate nelle acque del fiume, così si apriva il passo 
che oggi felicemente congiunge due cospicui paesi. 

Ommetto la descrizione delle opposizioni, degli 
ostacoli che il Comune dovette vincere per l'attuazione 
di quest'opera, solo dirò, ch'essa si deve all'energia 
e alla fermezza usate dai preposti alla cosa pubblica. 

Aperta questa nuova via, e posto il Comune in 
immediata comunicazione colle fertili campagne a sini- 
stra d'Adige, sorse spontaneo ed intenso il desiderio 
della istituzione del Mercato e della Fiera onde avvan- 
taggiare il paese degli utili che questi convegni commer- 
ciali sempre ed abbondantemente apportano. 

Sollecitate le pratiche per ottenere la prescritta 
autorizzazione, nel giorno 26 Ottobre 1871, si teneva 
il primo Mercato. Nulla fu trascurato perch'egli dovesse 
riescire utile e decoroso; si stabilirono premj ai pos- 
sessori dei migliori capi di bestiami, si distribuirono 
gratuitamente i foraggi, si aperse una lotteria di bene- 
ficenza ; infine tutti questi abitanti, da un solo intento 
animati, concorsero a sostenere con onore questa festa 
del commercio, e così il risultato fu oltre ogni dire 
lusinghiero. 

Successivamente veniva anche istituita la fiera, che 
ebbe luogo nei giorni 23, 24 e 25 Giugno 1872. 
Straordinario fu il concorso che si ebbe in tale circo- 
stanza e la Commissione a ciò delegata non ommet- 
teva alcuna cosa perchè la fiera dovesse riescire 
assolutamente splendida, oltre ai premj consistenti in 



407 

medaglie d'oro ai proprietari dei migliori bestiami, oltre 
ai foraggi gratuiti, si tennero pubblici divertimenti che 
attrassero nel paese una folla enorme, non più veduta. 
Tanta unità ed armonia di voleri, tale splendido 
risultato facevano nutrire la speranza che queste utili 
istituzioni si sarebbero sviluppate a vantaggio del paese ; 
ma pur troppo fu detto di noi, che appassionati per 
le cose nuove, pronti all'iniziativa ed alla parola, non 
sappiamo poi perseverare nei propositi come si conviene 
ad un popolo desideroso della pubblica e privata pro- 
sperità. 

Infatti dopo qualche anno, per cause in parte anche 
indipendenti dalla volontà degli interessati, queste isti- 
tuzioni, per le quali eransi fatti tanti sacrifici, andarono 
a morire totalmente e fu sventura poiché il movimento 
commerciale è vita del popolo. Con maggior perseve- 
ranza, e più saldi proposili, egli è certo che il risultato 
non doveva mancare. 

Nel giorno \ del Settembre i87i, in forza di 
Legge, veniva aperto 1' Ufficio dello Stato Civile, con 
cui si accertano in modo autentico i tre precipui avve- 
nimenti che contrassegnano il corso della vita umana 
nelle relazioni di società e di famiglia. 

Con altra legge pure dello stesso anno si provve- 
deva peli' accertamento generale dei fabbricati. Grave 
danno ebbe ad avere il Comune dal nuovo accertamento 
poiché, ad onta d' ogni rimostranza, si vollero, con ma- 
nifesta ingiustizia, classificare quali urbani anche i fab- 
bricati destinati alla coltivazione dei bachi da seta 



408 



mentre è chiaro ch'essi devono considerarsi quali 
annessi indispensabili al fondo e necessari a realizzare 
il prodotto e V unica rendita dei nostri campi a gelsi. 

Ripeto, con manifesta ingiustizia, perchè se sono 
esonerati i fabbricati che servono alla pilatura del riso, 
se i granai e le cantine per la conservazione dei pro- 
dotti, se lo sono le case dei coloni, le stalle, i fenili 
tutti fattori della produzione del suolo, non so com- 
prendere come non lo debbano essere le case, in cui 
colla foglia di gelso prodotta dallo stabile, si allevano 
i bachi e si realizza il prodotto unico di cui questi 
terreni sieno suscettibili. 

Una grave malattia venne a turbare in quesf anno 
la pubblica salute, nel \ febbraio 4871 si sviluppava 
nel paese il vaiuolo, ed in breve tempo oltre ad 80 fu- 
rono i casi denunciati di cui circa \ 5 riuscirono mortali. 

Per combattere il morbo furono ordinati rigoro- 
sissimi sequestri agli ammalati e fu invitata la popolazione 
ad una generale vaccinazione. Anche in tale circostanza 
si ebbe a lamentare la mancanza di un locale ove 
raccogliere ed isolare completamente gli ammalati. 

In quest'epoca la pubblica opinione era più che 
mai rivolta ai progetto, da tanti anni agognato, della 
irrigazione dell'Agro Veronese. Gli studi fatti dall' esimio 
Ing. Storari venivano completati, a cura della rappre- 
sentanza legale degli interessati, con altro progetto 
compilato dall' Ing. Peretti. 

La Rappresentanza del Comune, facendosi interprete 
del voto generale della popolazione, concorreva con 






109 



somma rilevante nella spesa necessaria per gli studi 
stéssi ed invitava la Commissione preposta al progetto 
a recarsi nel Comune onde, in una pubblica conferenza, 
dimostrare la necessità di dar vita a queste sterili cam- 
pagne utilizzando le acque del liume Adige, che oggi 
corrono inutili al mare. 

Accolta gentilmente la proposta, col manifesto 
12 Ottobre 1871, s'invitavano lutti i possidenti ed 
agricoltori del luogo ad una generale assemblea per 
trattare sulla grandiosa opera, al cui studio tanti egregi 
ingegni avevano dedicata ogni cura. 

E qui, con vera compiacenza, debbo ricordare 
T amore e lo zelo con cui il nostro Sindaco nobile 
D. r Zenetti si fece propugnatore di quest'opera provvi- 
denziale. Già da molti anni egli aveva scritto sull 1 ar- 
gomento difendendo e sostenendo, con elevatezza di 
concetti e con perfetta conoscenza della cosa, la ne- 
cessità e T utilità somma del canale irrigatorio. 

Ultimamente, per combattere un progetto del 
Comune di Verona per derivazione di acque sulla sinistra 
sponda d'Adige onde dar vita ad un canale a scopi 
industriali, progetto che avrebbe immensamente dan- 
neggiato quello per V irrigazione di queste campagne, 
il nostro Sindaco pubblicava un bellissimo Opuscolo 
intitolato « II Canale industriale, opinioni di un 
Sindaco di campagna » opuscolo con cui luminosa- 
mente si combatteva il progetto del Comune di Verona 
e che non fu certamente ultima causa del suo 
abbandono. 



HO 



Ritornando al fatto dirò che rilevantissimo fu il 
numero delle persone intervenute alla conferenza sul 
canale irrigatorio tenutosi in questo Comune, nel palazzo 
dei signori Campagnola, il giorno 4 9 Ottobre 1871. 

L' Assemblea era presieduta dal R. Prefetto Comm. 
Allievi a cui facevano corona il Sindaco Marchese 
Zenetti Cav. Alfonso, il Cav. Trajano Vicentini il 
Marchese Ottavio Canossa, F Ing. Peretti e molte altre 
notabilità. 

La conferenza riusciva oltre ogni dire cordiale 
affettuosa, in essa furono liberamente esposte le ecce- 
zioni, i dubbi e chiesti schiarimenti e P on. Commissione 
forni tutte le spiegazioni e dimostrazioni possibili sia 
per quanto riguarda la spesa, come sugli utili che 
avrebbero aumentata la pubblica prosperità. 

Nello stesso giorno si apriva la sottoscrizione per 
F acquisto dell' acqua a scopo d'irrigazione e ben presto 
pressoché tutti i possidenti s'iscrissero, dimostrando 
così col fatto, che la pubblica opinione sapeva ap- 
prezzare gì' immensi vantaggi * che dall' irrigazione si 
attendono. 

Molte e gravissime difficoltà ritardarono F esecu- 
zione di questo progetto, tra le quali precipue le 
gelosie militari, ma oggi, sospinta da evidenti ragioni 
di pubblica utilità, richiesta dalla pubblica voce e dagli 
interessi generali, quest'opera non può fallire; solo 
conviene riflettere, che nelle grandi, come nelle piccole 
imprese, gli ostacoli si vincono coli' energia e colla 
costanza nei proposili. 



411 



XVIII. 



CENSIMENTO GEMALE DELLA POPOLAZIONE 
SISTEMAZIONE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 



Arrancata per intero l'Italia da ogni servitù o 
straniera sudditanza sorse la necessità di riconoscere 
le forze vive della Nazione, raccogliendo il numero 
dei cittadini e classificandone le categorie secondo 
l'essere di ciascuno di essi. 

A tale effetto veniva pubblicata la Legge 20 Giugno 
1874, con cui si ordinava il censimento generale 
della popolazione del Regno, da eseguirsi nel punto 
intermedio fra il cadere del 1874 ed il sorgere del 4 872. 

Infatti, nella notte del 31 Dicembre 4871, ese- 
guivasi la numerazione di tutti gli abitanti dei singoli 
Comuni italiani. Questo importantissimo lavoro veniva 
eseguito in questo paese con tutta l' accuratezza e 
diligenza possibili in modo, da meritare gli encomj del 
R. Ministero, che accordava al Comune una Medaglia 
di Rronzo. 

Nella convinzione che la statistica contribuisce 
efficacemente allo sviluppo delle scienze economiche, 
credo conveniente di pubblicare succintamente i risul- 
tati ottenuti dal censimento in questo paese, 



i 



Esistevano nel Comune all'epoca suddetta N. 3534 
abitanti, di cui 1774 maschi e 1760 femmine; essi 
erano costituiti in 705 famiglie, dimoranti in 742 
case, e si suddividevano in 2117 celibi, 1189 conju- 
gati e 228 vedovi. 

Nella divisione della popolazione per classi risul- 
tarono : N. 40 possidenti, 1 4 fittajuoli, 1 5 gastaldi, 
1 6 professionisti ed impiegati, 1 1 negozianti, 79 mez- 
zadri, 40 bovaj, 81 carrettieri, 1 47 artigiani, 77 bot- 
tegai ed esercenti, 36 domestici, 26 pastori, 396 conta- 
dini braccianti, il rimanente era costituito dai vecchi, 
dai fanciuili e dalle donne. Si riscontrarono 10 ottua- 
genari, e una certa Zerman Fortunata, che aveva 
raggiunta la bella età d'anni 95, conservandosi ancora 
vegeta e robusta. 

Sconfortante assai fu il risultato della pubblica 
istruzione poiché si rinvennero 2391 abitanti analfabeti, 
286 che sapevano solamente leggere, e appena 857 
che sapevano leggere e scrivere, per cui oltre a tre 
quarti della popolazione viveva nella più assoluta 
ignoranza. 

Né questo stato di avvilimento era speciale a 
questo solo Comune ma pur troppo egli si estendeva, 
ed in proporzioni forse più allarmanti, a gran parte 
della nostra Penisola. 

L'Italia, già maestra al mondo di scienza e civiltà 
si vide ridotta, per lunga servitù, a livello delle 
nazioni più barbare. Tale dolorosa statistica ci fece 
arrossire per vergogna e fece sorgere un sol grido 



113 



per tutta la terra italiana «Guerra air analfabetismo ! 
guerra air ignoranza! » e Governo, Provincie e Co- 
muni, lutti animati dal nobile sentimento di togliere 
questa vergogna del nostro bel paese, con unità di 
propositi rivolsero ogni cura alla pubblica istruzione 
per rigenerare con essa i cittadini. 

Né il nostro Comune fu da meno degli altri e 
per iniziativa del nostro Sindaco veniva compilato un 
progetto di sistemazione del pubblico insegnamento, 
progetto che approvato dal Consiglio Comunale, per- 
mise di aprire in breve tempo due nuove scuole fem- 
minili, una scuola maschile, ed una scuola mista per 
la frazione del Pozzo. 

Gli alunni iscritti nelle pubbliche scuole, che prima 
ascendevano appena alla cinquantina, superarono presto 
i quattrocento, raccolti in sei scuole pubbliche, prov- 
vedute del materiale necessario ed affidate a bravi 
insegnanti. 

Per incoraggiare maggiormente la gioventù air istru- 
zione, furono stanziati fondi opportuni per acquisto di 
libri da distribuirsi gratuitamente ai figli del povero, 
e premi per gli alunni più distinti. 

Il Ministero della Pubblica Istruzione rimeritava 
giustamente il Comune per Y amore e lo zelo spiegato 
a favore della istruzione, accordando allo stesso, con 
Decreto 27 Marzo \ 873, speciale Menzione Onorevole. 

In seguito si aprirono le scuole serali per ambo 
i sessi e si pose allo studio un progetto per Y istitu- 
zione di un Asilo Infantile pei figli <lcl povero. 



444 



Questa novella istituzione però incontrava gravi 
difficoltà nelle ristrettissime risorse economiche del 
Comune, ma i generosi promotori, convinti che volere 
è potere, gettarono le basi di un' associazione pubblica 
con cui dar vita al tanto desiderato Asilo. 

Si costituiva infatti ben presto una Società filan- 
tropica per azioni, e colP.ajuto efficace del Comune, 
della Commissione per gli Asili Aportiani di Verona, 
e di queir Apostolo degli Asili che si è il R. Don Zam- 
boni Innocenzo, si potè aprire il nuovo istituto. 

La locale Fabbricieria, in seguito a proposta del 
nostro R. Parroco Don Giuseppe Ciccarelli, accordava 
gratuitamente l'uso di ampio ed opportuno locale, che 
provveduto del materiale prescritto, oggi raccoglie circa 
150 bambini d'ambo i sessi. 

Tutte queste novelle e generose istituzioni, per le 
quali il Comune aggravava il proprio bilancio di oltre 
a 4000 lire annue, (circa un sesto della spesa gene- 
rale) non diedero però sino ad ora il frutto sperato. 

Causa precipua di tale poco soddisfacente risultato 
sono i cittadini stessi, che allevati in gran parte nella 
più assoluta ignoranza, non hanno ancora compreso, 
che dall' istruzione la Nazione attende la rigenera- 
zione de' suoi figli e che l'ignoranza avvilisce e para- 
lizza Fazione del progressivo sviluppo e miglioramento 
della società. 

Un altra causa, non meno grave, di questa indif- 
ferenza per P istruzione si è quella della miseria che 
costringe molti poveri contadini a trascurare P educa- 



m 



zione dei figli e obbliga il padre a valersi delPopcra 
del figliuolo, sia in proprio ajuto, sia per V utile che 
ne può ritrarre in servigio altrui. Il peso della fami- 
glia, che aggrava tutto sulle braccia del padre, deve 
per questo essere alleggerito dai figli, appena le loro 
forze possano essere usufruite. 

A vincere simili ostacoli non so se sia sufficiente 
la nuova legge suir istruzione obbligatoria che, dettata 
cogli intendimenti i più santi, non può certamente 
togliere l'inedia e la miseria in cui langue, è inutile 
il nasconderlo, una parte si rilevante della popolazione. 



U6 



XIX. 



EDILITÀ PUBBLICA -DIFTERITE -ONORI FUNEBRI A S. II. IL 
RESIDENZA MUNICIPALE 



Erano moltkanni che questi abitanti bramavano 
la sistemazione della contrada detta della Madonnina, 
allo sbocco della quale, esistevano alcune vecchie casu- 
pole che ostruivano l'ingresso principale della Piazza 
Comunale e costituivano uno sconcio permanente, af- 
fatto contrario air ornato ed air euritmia della piazza 
stessa e dei fabbricati contigui. Nel 4872 il Comune 
faceva l'acquisto di quelle stamberghe e nell'anno 
successivo faceva procedere alla loro demolizione, rego- 
larizzando cosi la piazza principale, nell'interesse della 
pubblica viabilità e dell'edilizia. 

Altri lavori furono pure eseguiti nel medesimo 
intendimento e nella stessa contrada, colla demolizione 
di una vecchia e cadente tettoja e colla ricostruzione 
della facciata dell'Oratorio della Madonnina. 

Nel 4874, per esclusiva iniziativa del nostro 
Comune, veniva felicemente risolta una grave vertenza 
che interessava lutti i Comuni della Provincia. 



117 



Si trattava del riparto delle spese per V istitu- 
zione delle Sedi Giudiziarie in Verona ; dopo lunghe 
pratiche, ed in forza dei validissimi argomenti sostenuti 
da questo Municipio, la vertenza veniva risolta con 
vantaggio grande dei Comuni rurali. Per questo da 
ogni parte della Provincia pervennero lusinghieri elogi 
e ringraziamenti alla nostra Amministrazione Comunale, 
iniziatrice e propugnatrice degli interessi dei Comuni. 

Nel giorno 23 Marzo 1874 si compieva il 
XXV anniversario delF assunzione al Trono di S. M. 
il Re Vittorio Emanuele II. Questo avvenimento, che 
compendia la storia del nostro risorgimento Nazionale, 
veniva solennizzato anche in questo paese. 

La Giunta Municipale trasmetteva al Ministero 
dell' Interno, per S. M. il Re, un' indirizzo di felicita- 
zione e ordinava, come in tutte le feste nazionali, una 
straordinaria distribuzione di sussidi ai poveri : pubbli- 
cava innoltre un manifesto esprimente V esultanza della 
popolazione. 

La nostra Provincia veniva in questo stesso anno 
grandemente danneggiata dalle Cavallette. Questi piccoli 
insetti coprirono un' estensione straordinaria di terreni 
recando forti danni ai raccolti ed alle piante; il nostro 
Comune però non ebbe a soffrire seri danni, poiché 
la loro invasione si limitò ad una ristretta zona di 
terreno nella frazione della Palazzina. 

Nel successivo anno si sviluppava anche qui' 
il tanto temuto morbo giustamente detto lo Spettro 
delle Madri. 



118 



Nella frazione della Palazzina si ebbe il primo 
caso di angina difterica e questa malattia, sì fatale ai 
bambini, maltrattava fortemente quella povera frazione. 
Si dispose pel rigoroso sequestro degli ammalati e 
s' impartirono altre prescrizioni sanitarie nelF intendi- 
mento di combattere la sua propagazione. 

Meritevoli d'' ogni encomio furono le cure prestate 
in tale occasione ai poveri ammalati dal giovane 
D. r Luigi Stegagno Medico Condotto. 

Nel 1 877, si principiarono i pagamenti dei danni 
fatti a queste campagne dagli austriaci nel 1866, danni 
che erano stati assunti dal Governo Nazionale. La 
locale Congregazione di Carità esigeva, per questo 
titolo, la rilevante somma di circa 30.000 lire che 
impinguarono il patrimonio destinato, dal benefattore 
D. r Garofoli, a favore dei poveri del Comune. 

Col Decreto 5 Settembre 1877 N. 12517 veniva 
stabilita in S. Gio. Lupatoto la Sede della Commissione 
Mandamentale per V accertamento delle Imposte Dirette. 
L* istituzione di questo Ufficio in, S. Giovanni provocava 
da altri comuni serie opposizioni; esse però furono lumino- 
samente combattute e vinte ed oggi questo importantissimo 
Ufficio, qui concentrato, torna di utile ed onore al paese. 

Un' immensa inenarrabile sciagura, nei primi giorni 
dell' anno 1 878, gettava nel lutto tutta la Nazione. 

Alle ore % 30 pom. del giorno 9 Gennaio 1 878 
cessava di vivere in Roma S. M. il Re Vittorio 
Emanuele IL e S. M. Umberto I.*, suo augusto figlio, 
saliva lo stesso giorno sul Trono d'Italia. 



119 



Con Vittorio Emanuele veniva tolto ali 1 Italia, il 
fondatore e ristauratore della sua unità, il più leale 
difensore della sua libertà ed indipendenza, il primo 
soldato e cittadino, salutato dal suo popolo Re Galan- 
lantuomo, Padre della patria. 

L'ultimo respiro di quel grande fu per la Na- 
zione, il suo ultimo voto per la felicità del popolo 
ch'egli aveva reso libero e grande. 

Nobili e generose furono le parole con cui il suo 
successore Umberto I. comunicava la sventura Na- 
zionale : 

Italiani! 

« // Vostro primo Re è morto ; il suo successore vi 
proverà che le istituzioni non muojono. 

Stringiamoci insieme ed in quest'ora di supremo 
dolore raffermiamo quella concordia di propositi e di 
affètti che fu sempre presidio e salute d'Italia» 

Non appena conosciuta la fatale sciagura questa 
Giunta Municipale indirizzava telegraficamente a S. M. 
il Re Umberto il seguente indirizzo: 

Maestà ! 

I rappresentanti del Comune ed il popolo, col- 
piti dall' immensa sventura dell' Italia e della Vostra 
Augusta Casa, mentre dividono il lutto nazionale, 
fanno atto di omaggio al loro Re fiduciosi nella sua 
saggezza, nel suo valore, nella sua fede. 



120 



In seguito veniva convocato straordinariamente il 
Consiglio Comunale, per stabilire il modo di onorare 
degnamente le memoria del Re, ed il Consiglio deli- 
berava : di pregare V On. le Sindaco di Verona di rap- 
presentare anche questo Comune ai funebri solenni in 
Roma, di disporre perchè avesse luogo nella Chiesa 
Parrocchiale un grande ufficio funebre, di concorrere 
nella sottoscrizione apertasi in Verona per un monu- 
mento da erigersi in quella Città al Re. 

Commovente e solenne in vero riusciva il funebre 
a cui, nel giorno \ 5 Gennajo, accorse gran parte della 
popolazione, la Rappresentanza tutta del Comune, le 
Scuole, i bambini dell'Asilo ed una fitta schiera di 
Operaj della fabbrica vetri preceduti dalla bandiera 
Nazionale parata a lutto. 

Relle e nobilissime parole leggeva il Rev. Arci- 
prete Don Giuseppe Ciccarelli alla folla raccolta nel 
Tempio. Su tutti i volti si leggeva la più profonda 
mestizia, e qualche furtiva lagrima appariva, qualche 
singulto di dolore si faceva udire, tra quella folla di 
cittadini, che piangevano più che il Re, il Padre della 
Nazione. 

«Non vi ha conforto che valga a lenire tanta 
j altura che è dolor Nazionale » 

Con queste poche parole il nostro Sindaco giu- 
stamente esprimeva la grandezza della perdita fatta 
dalP Italia tutta. 

Fu fatta la proposta di porre, nella maggior sala 
della Residenza Municipale, un marmoreo busto che 



m 



ricordi il Re Galantuomo, e se essa non potè ancora 
effettuarsi, spero lo sarà tra non molto ; lo esige il 
decoro di questo gentile paese, lo vuole quel senti- 
mento di profonda riconoscenza che tutti dobbiamo 
verso colui che ci die una patria. 

Alcun tempo dopo il paese, in gran lutto, solen- 
nizzava i funebri di S. S. Pio IX, che primo benedisse 
air Italia e che tenne il Soglio Pontificale per ben 
32 anni. 

Andando a terminare la locazione del Palazzo 
Campagnola, in cui sin dal 1872 erano installati gli 
Uffici Comunali, il Municipio per por termine ai con- 
tinuati e dannosi cambiamenti e traslochi degli Uffici 
Comunali, deliberava procedere air acquisto di un fab- 
bricato da ridursi e convertirsi in stabile e propria 
Residenza. 

Infatti avvenuto V acquisto e ridotto il fabbricato 
all'uso cui si voleva destinare, nell'ottobre 4878, la 
sede degli Uffici Municipali veniva in esso stabili- 
mente trasferita. 



xx. 

ISTITUZIONI E PROGETTI - IMPOSTE - ECONOMIA AGRARIA 



Rivolgendo lo sguardo al percorso cammino e 
mirando il progresso e lo sviluppo straordinario, e che 
nessuno può contestare, di questo mio carissimo paese, 
il cui avvenire si presenta ricco di prosperità e di 
fortune, non posso fare a meno di rilevare l'impor- 
tanza ed il nome in pochi anni da esso acquistali e 
ricordare che la libertà non fruttò solamente gli au- 
menti delle imposte, come da certuni si affetta di credere, 
ma col suo mezzo, colla sua efficace influenza, in breve 
tempo quest' umile villaggio, che solo serviva altravolta 
quale caserma, o per meglio dire, quale accampamento 
delle truppe straniere, divenne un borgo popoloso, 
industre e ricco il cui avvenire si presenta ognora 
più splendido e lusinghiero. 

Né la Comunale Amministrazione, ad onta di 
quanto gF impazienti o i malevoli possano ritenere, 
obliava il grave compito di preparare e facilitare con 
ogni possa il progressivo sviluppo della pubblica 
prosperità. 

Così con tale concetto, oltre ai tanti lavori eseguiti 
per pubblico interesse, oltre le create nuove e utili 



123 



istituzioni venivano preventivate e poste allo studio 
molteplici altre opere utilissime e tra esse citerò : il 
progetto per la sistemazione generale della strada e 
della piazza del maggior centro abitato ; quello per 
la costruzione di un fabbricato per le scuole della 
frazione di Raldon, fabbricato che sarà ben presto 
eretto, e quello pel nuovo cimitero. 

Di più si fecero istanze per ottenere una Stazione 
di RR. Carabinieri ; si favorì con pubblicazioni oppor- 
tune, ed anche con sussidi, lo studio pel progetto 
d" irrigazione delle nostre campagne, progetto la cui 
attuazione, ritardata da lunghe pratiche burocratiche, 
non può certo farsi lungamente attendere ; si ammetteva 
in massima d 1 istituire la pubblica illuminazione del 
Capoluogo ; infine si accettarono le offerte, accor- 
dando anche un rilevante sussidio, per V istituzione di 
un Tramway col quale rendere più rapide le comuni- 
cazioni tra questo paese e la Città di Verona. 

Ma tutte queste opere richiedono, non già parole, 
ma maturi studi, sacrifici, costanza e fermezza di 
propositi. 

Tutte queste istituzioni, create ed iniziate in 
un piccolo Comune al santo scopo di aumentare e 
sviluppare il pubblico benessere, non sono che una 
pallida idea del gran lavorio fatto in pochi anni dalla 
Nazione. Appena nata essa volle dotare i propri figli 
di tutti quei benefici che sono atti a rendere felici e 
civili i popoli; e se tale sollecitudine dimostra l'ardente 
desiderio di raggiungere quel grado di perfezione a cui 



124 



tutti aspiriamo, e' invita però anche a sostenere degna- 
mente i sacrifici, senza dei quali, non è possibile pre- 
parare un fortunoso avvenire ai nostri figli, alla società. 

Senonchè, egli è doloroso a dirsi, ma pur troppo 
è un fatto ; si lamentano le imposte gravi, che si resero 
necessarie per far fronte a tanti dispendi, ed il mal- 
contento, usufruito da partiti avversi, procurò e procura 
tanto dolore, tanti disinganni, ai cittadini veramente 
amanti del proprio paese. 

Si lamentano le imposte gravi.... Ma non si riflette 
che dopo i sacrifici di sangue, a cui la nazione fu 
chiamata per rivendicare la propria indipendenza, era 
necessario sostenere quelli della finanza, poiché non 
bastava aver cacciati dal sacro suolo d'Italia gli 
stranieri, ma suprema ineluttabile necessità era quella 
di provvederla immediatamente, e con enormi dispendi, 
di scuole, di strade, di arsenali, di porti e ferrovie, e 
più specialmente V Italia meridionale che n' era affatto 
priva, a tale stato ridotta da un governo immorale, 
satellite di tutti i tiranni e giustamente chiamato la 
negazione di Dio (5). 

A tutte le spese suddette aggiungansi quelle che 
gl'Italiani dovettero assumere per le lunghe guerre 
dell' indipendenza e quelle per creare V Esercito e la 
Marina nazionali ; spese tutte che servirono a risolvere 
la massima delle questioni, cioè Y essere o non essere 
dell' Italia. 

Non può quindi recare meraviglia se tutti i 
cittadini furono chiamati a concorrere con o^ni loro 



125 



possa a far fronte a cosi enormi carichi, coi quali s'intese 
rialzare dal fango, in cui da secoli era caduta, questa grande 
Mendica, tanto depauperala per lunga servitù, onde 
potesse degnamente assidersi nel consesso delle Nazioni. 

Forse le lamentate imposte si potevano ripartire 
in proporzioni più giuste, ma pur troppo è dell' umana 
natura il fallire e, avuto riguardo ai momenti diffici- 
lissimi ed all'urgenza dei provvedimenti, non so se 
sarebbe stato possibile il far meglio. 

A mio subordinato parere la perequazione del- 
l' imposta fondiaria, coraggiosamente e risolutamente 
applicata, sin dal nostro risorgimento, sarebbe stata 
quella al certo che ci avrebbe appianate le più grandi 
difficoltà e avrebbe risolto il problema delle nostre 
finanze, ma non si potè, o per considerazioni politiche, 
non si volle attuare, e cosi si dovettero cercare la 
risorse con accertamenti di rendite, alcune volte imma- 
ginarie, o con tasse impopolari ed odiose, spesso anche 
contrarie allo Statuto, che vuole il cittadino eguale 
avanti all' imposta. 

La tassa del macinato ed il corso forzoso, secondo 
il mio umile parere, sono le due piaghe che travagliano 
il nostro bel paese ; la prima spinge i nostri bravi 
contadini all' emigrazione e toglie le loro braccia alla 
Nazione ; la seconda fa languire V industria e i com- 
merci a profitto delle Banche e di pochi capitalisti 
inerti ed usurai (6). 

Un altro gravissimo malanno, che isterilisce la 
terra e getta tanta parte della popolazione nella più 



426 



squallida miseria, egli è certamente quello degli immensi 
latifondi e Latifundia perdidere Italiani » questo antico 
adagio fu ed è tuttora una grande verità. 

Mentre noi deploriamo V emigrazione di tanta 
poderosa gioventù che disertando la patria, se ne va 
cercando fortune nella lontana America e nell'Australia, 
ove il più delle volte in luogo della fortuna trova 
più orribile la miseria e la morte, milioni di ettari 
della sacra Saturnia terra rimangono incolti, abban- 
donati al bufalo errante ed all'invadente maremma. 

Interesse sommo d'Italia è di fare de' suoi figli 
altrettanti veri italiani, ed essa non raggiungerà lo scopo 
sino a che vedrà, da una parte milioni di proletari, 
e milioni di campi incolti dall' altra. 

I fondi demaniali, quelli delle Opere Pie, dell'Asse 
Ecclesiastico, delle Provincie, dei Comuni, le grandi 
estensioni incolte dell' Agro Romano, le macchie della 
Sicilia, le lande ed i boschi della Sardegna, perchè 
non possono essere divisi in piccolissimi lotti da affi- 
darsi, anche mediante rateale pagamento, air industria 
dei coloni diseredati? 

Esempio utilissimo ne abbiamo dalle istituzioni dei 
censi fondiari, delle enfiteusi, dei livelli che l'antica sa- 
pienza italiana introduceva nella nostra economia agraria 
e cosi rivendicava alla laguna, alla maremma, alla valle 
una straordinaria fecondità per lussureggianti prodotti. 

Anche nel nostro Comune abbiamo un esempio 
degli utili provvedimenti dai nostri maggiori attuati, 
esempio che torna opportuno accennare. Affrancato 



427 



questo territorio da servitù feudale, intorno al 1400, 
il Vicariato ripartiva i vasti terreni e boschi incolti, 
tra questi abitanti che assunsero il pagamento di pro- 
porzionati livelli, ragguagliati al reddito del fondo loro 
affidato, da qui l'origine dei tanti livelli che ancora 
oggi sussistono su questi terreni (7). 

Ma pur troppo la nostra Italia, madre di tanti uomini 
eminenti, non vide ancora sorgere un Vashington, un Penn 
per cui i grandi concepimenti e gli audaci provvedimenti 
di pubblica utilità non sono ancora del nostro tempo. 

Egli è vero che la Rappresentanza Nazionale vo- 
tava la bonifica dell'Agro Romano, P asciugamento delle 
maremme e con premj ed eccitamenti d 1 ogni maniera 
cercava di sviluppare P industria agricola; ma pur 
troppo queste generose intenzioni, questi grandi lavori 
restarono e restano lettera morta, per la forza d' iner- 
zia delle Mani-morte e dei grandi proprietari che non ne 
vogliono sapere, e così tanta parte di questa terra diletta 
del sole é tuttora incolta, malsana ed improduttiva. 

Quando centinaja di migliaja di ettari di terreni 
vergini saranno dissodati da migliaja e migliaja di 
nuovi possidenti, allora solamente cesserà di esistere 
tra le nostre popolazioni la malattia della fame cro- 
nica, allora solamente Y Italia potrà ergere la fronte 
e potrà dire di aver provveduto qual tenera madre 
alla grandezza, alla felicità dei suoi figli. 

Io confido però che la Nazione, che con tanto 
senno, con tanta sapienza seppe ricostituirsi e seppe 
opportunamente volere, saprà risolvere anche la grave 



428 



questione sociale ed economica che tanto oggi travaglia 
ogni classe di cittadini. 

Ad ogni modo per carità di patria cessino i la- 
menti e le vane ed interessate recriminazioni che, nel 
mentre non valgono a tergere una lagrima, ad alleviare 
un dolore, disonorano tanto il nostro paese e rivol- 
giamo invece tutti il pensiero a migliorare noi stessi 
ond' essere degni cittadini di questa grande Italia che 
Iddio fece nostra. 

Oggi la Società si affanna dietro il sogno e la chi- 
mera impossibili delP eguaglianza assoluta dei cittadini 
e della divisione della ricchezza; non si pensa però che 
per raggiungere quel risultato, bisognerebbe togliere 
tutte le calamità naturali e le differenze fisiche ; non si 
riflette che bisognerebbe cacciar dal mondo Y igno- 
ranza, T ozio, T egoismo, 1' invidia, la maldicenza, Y am- 
bizione e tutti i vizi e difetti innati nell'uomo; che 
bisognerebbe la famiglia fosse per tutti un tempio 
santo, che l'adempimento del dovere fosse la più am- 
bita delle soddisfazioni, che ognuno fosse stimato ed 
onorato solamente secondo il merito ; infine che P uomo 
fosse perfetto fisicamente e moralmente. 

L'eminente economista Boccardo prova che, se si 
volesse procedere alla divisione della ricchezza tutta 
d'Italia e Francia, spetterebbe appena a ciascuno dei 
cittadini di esse un reddito di Cent. 75, per cui sarebbe 
veramente il caso della eguaglianza nella generale miseria. 

Dimostrata quindi l'impossibilità di realizzare 
questo fantastico sogno non mi resta che a ripetere 



m 



che in noi soli, nella nostra abnegazione, nella nostra 
volontà sta il miglioramento della Società. 

Sì ! è grave il destino dei popoli poveri, ma anche 
la povertà si vince colla virtù del lavoro, colla previ- 
denza, colla pazienza ; col lavoro, perchè i popoli che 
più lavorano sono anche i più civili, i più forti, i più 
morali ; colla previdenza, perchè senza questa virtù 
non vi ha benessere, non ricchezza possibili; colla 
pazienza infine che rattempra il carattere e predispone 
T uomo ad adoperarsi con serenità e tranquillità al suo 
miglioramento sociale ed economico. 

Anche la religione, veramente sentita nelP anima, 
contribuisce potentemente al pubblico benessere sole- 
vando essa lo spirito dalle miserie della vita, mante- 
nendo la moralità, senza la quale non y' ha progresso 
fecondo, e facendo sopportare air uomo i dolori e le 
sventure inseparabili all'esistenza, nella fede di una 
eterna e divina giustizia. 

Convinto com' io sono, non essere degno di una 
grande Nazione di dubitare di sé con ingiusta sfiducia, 
nutro la ferma speranza che le novelle generazioni, più 
istruite e più educate alle civili virtù, sapranno risol- 
vere e guarire le piaghe che tormentano la Società. 

Non curandomi poi delle fosche nubi del pessi- 
mismo, né dei tristi presagi dell' avvenire, spero e credo 
in una non lontana era di grandezza e prosperità pel 
mio paese; forse allora io non sarò che polve, ma 
ritengo che almeno il mio spirito gioirà delle fortune 
e delle glorie della patria. 

Fine 



NOTE 



(1) pag. 12. — Racconti storici di G. Cantù « 1 Frati 
pacieri » 

-V- * 

(2) pag. 14 — Neil' antica « Historia U Ezzelino da 
Roman, » edita per I. Gattela, Padova MDCLXV11I a pag. 78, 
ove si descrive la pace di Paquara, avvenuta per Fra Giovanni 
da Schio, si legge : 

» .... et pubblicò una general conclone Y Agosto 
» seguente su la campagna de Verona dove invitò e per nome 
» del Pontefice commandò a tutti, che si trovassero, et al 
» tempo costituito concorse tanto popolo di Lombardia, et 
» di tutta la Marca Trevisana su la prefatta campagna, che 
» incredibil cosa è a crederlo, et in un luoco nominato 
» Paquara miglia quattro appresso Verona, il Santo huomo 
» montato sopra un alto pulpito, dove da tutti poteva essere 
» veduto et udito disse ecc. » 

Sarebbero quindi quattro miglia da Verona, presso a 
poco la distanza che corre anche oggi, dal sito denominato 
Paquara in questo Comune, alla Città di Verona. 

* 

(3) pag. 44 — Perini « Le pasque Veronesi. » 

(4) pag. 103* — I prodotti della fabbrica Vetri furono 
premiati in parecchie esposizioni industriali cioè : con Me- 
daglia d' argento, conferitali 18 Ottobre 1868, dall' accademia 
d' agricoltura^ arti e commercio di Verona — con Medaglia 



m 



di Bronzo, conferita li 9 Luglio 1869, dal Ministero d ; Agri- 
coltura Industria e Commercio, e con altra medaglia d'argento 
conferita nelT esposizione industriale del 1874 in Verona. 
— Oggi questa fabbrica, sia per la qualità come per la quan- 
tità dei suoi prodotti, sorpassa di gran lunga qualsiasi altra 
di simil genere che si trovi in Italia. 

Furono costrutti vastissimi fabbricati per alloggio degli 
operaj e grandi magazzini ; attualmente la società sta per 
costruire un forno a fusione continua (sistema Siemens) per 
la fabbricazione delle bottiglie, pel quale la Società stessa, 
con grave dispendio, acquistava dall' inventore la privativa 
per tutta Italia. 

"' # 

(5) pag 124. — La Rappresentanza Nazionale ha or 
ora deliberata la Legge per la cosiruzione di altri 1500 Chi- 
lometri di nuove strade ferrate, riconosciute indispensabili 
per lo sviluppo progressivo del commercio e dell'industria 
Nazionale, e così in venti anni si renderà necessaria una 
spesa straordinaria di un altro miliardo e mezzo di lire. 

(6) pag. 125. — Mentre scrivo la Rappresentanza 
Nazionale sta discutendo per ¥ abolizione della tassa del 
macinato e tutto induce a credere che questa odiosa e ver- 
gognosa imposta sarà alfine soppressa. 

(7) pag. 127. — Oltre a 500 erano i livelli, provenienti 
da piccoli lotti di terreni incolti distribuiti ai coloni, e al 
principio di questo secolo ne esistevano ancora circa 200, 
oggi la maggior parte furono affrancati. 



INDICE 



Cap. Il pag. 9 — Etimologia - Statistica. 

» III » 11 — I cimbri -La Pace di Paquara. 

» IV » 15 — Il Vicariato-Servitù fetida le-Proletariato. 

» V » 22 — Guerra per la successione del Ducato 
di Mantova - Cronaca del Sartori - La 
peste del 1630. 

» VI » 30 — Legato don Girolamo Manzini - Canali 
d' irrigazione - Peste nei bovini - Strari- 
pamento dell' Adige. 

» VII » 35 — Prime strade - Chiese - Pitture - Legato 
Lorgna - Irrigazione. 

» Vili » 40 — Caduta della Rep. di Venezia - I Fran- 
cesi - Combattimento a Sorio - Le Pa- 
sque Veronesi - L' albero della libertà - 
Gli Austriaci - Battaglia del Magnan. 

» IX » 48 — Regno d'Italia - L'Austria -Riordina- 
mento territoriale - Statistica compara- 
tiva - Carestia del 1817 - Censimento. 

» X » 54 — Marcelliano Marcello. 

« XI » 62 — Parallelo statistico amministrativo - Im* 
portazione del vajuolo. 

» XII » 67 — Disordini amministrativi - Cimitero - 
Cholera del 1836-11 D. r Andrea Zerman* 

t XIII » 73 — L'anno 1848 - Lo stato d'assedio- La 
malattia dei bachi da seta - Sistemazione 
della Piazza - Il Cholera del 1855, 



134 



Gap. XIV pag. 81 — Requisizioni -Ponte Militare sull'Adige - 
Crudeltà austriache - Legati Garofoli e 
Marcello - Don Davide Magagna. 

» XV » 90 — Provvedimenti per la Guerra del 1866- 
Perquisizioni e sevizie austriache. 

» XVI » 97 — Fuori i barbari -Plebiscito - Prime ele- 
zioni - La fabbrica vetri. 

» XVII » 104 — Istituzione del passo volante - Mercato 
e Fiera - Accertamento dei fabbricali - 
Irrigazione. 

» XVIII » 111 — Censimento della popolazione - La 
pubblica istruzione. 

» XIX » 116 — Edilità pubblica - Difterite - Onori 
funebri a S. M. il Re - Residenza 
Municipale. 

» XX » 122 — Istituzioni e progetti - Imposte - Eco- 
nomia agraria - Conclusione. 



ERRATA CORRIGE 



Pag. 12 linea 23 invece di 1232 leggasi 1233 

30 » 2 int. * Staripamento » Straripamento 

44 » 1 » diffendetevi! » difendetevi! 

48 » 14 » romanesche > romanzesche 

99 » 26 » patriotica » patriottica 



UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 



3 0112102165369